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Gianni Giannini
Image and Product Manager (co-principal / second-generation owner), Doucal's S.r.l.

Doucal's, il leader trasversale paziente e creativo. Ospite: Gianni Giannini

🎥 Jun 17, 2024 📺 Parole di Management ⏱ 28m
Era il 1968 quando Mario Giannini aprì un laboratorio artigianale di produzione calzaturiera delle arti e dei mestieri. Interessante ...
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Transcript (21 segments)
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Host0:00
Il domatore di aquiloni, l'officina manageriale per gestire l'impresa. Un podcast di parole di Management era il 1968 quando Mario Giannini aprì un laboratorio artigianale di produzione calzaturiera delle Arti e dei Mestieri. Interessante il nome Ducale perché produceva oggetti di lusso per una clientela nobile, ma il nome aveva anche un legame con il territorio perché l'azienda nasceva nel Centro Italia dove furono proprio i ducati medievali a far fiorire la cultura delle Arti e dei Mestieri. Ci vollero pochi anni perché il laboratorio diventasse un'azienda e nel 1973 nacque Ducals. Il nome è stato inglesizzato per raccontare il sogno italiano che apprezza lo stile e la qualità delle calzature made in England. Siamo a Montegranaro in provincia di Fermo, e qui nelle Marche che si è sviluppata l'azienda, dislocata oggi in sei stabilimenti riqualificati e collegati tra loro, ben integrati nell'impianto architettonico del territorio. Mi fermo qui perché ci sarebbero davvero tante cose da raccontare di Ducals, ma mi sembra utile che a parlare sia la voce dell'azienda e quindi do il benvenuto a Gianni Giannini, titolare e direttore creativo di Ducals. Benvenuto al Domatore di Aquiloni.
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Gianni Giannini1:23
Salve, buongiorno.
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Host1:25
Iniziamo dalla storia, perché ne ho raccontato una parte, ma la vostra appunto è un'azienda che in meno di due decenni ha trasformato un piccolo laboratorio di produzione artigianale in una realtà industriale del made in Italy, partendo da un viaggio nel Regno Unito. Ecco, ci racconti un po' meglio.
G
Gianni Giannini1:39
Sì, diciamo questo viaggio fu fatto da nostro padre, in tempi ormai lontani, perché parliamo all'inizio del brand Ducals, quindi nei primi anni '70, quando, incuriosito da quella che era un po' la caratteristica di queste calzature anglosassoni, fece un viaggio in Inghilterra per capire, approfondire quella che era un po' la loro lavorazione, curiosando un po' per quello che era il distretto di Northampton, per quello che era un po' il cuore della calzatura. E da lì prese tutta una serie di caratteristiche, di tecniche, e cercò, al suo ritorno in Italia, di fondere quella che era l'italianità, quindi la caratteristica della nostra azienda, del prodotto italiano, a quelle che sono le tecniche anglosassoni. E da lì nacque un po' questa... la magia del nostro brand, quella che è questa calzatura equilibrata che oltre ad avere un grande tocco italiano ha anche un po' di influenza anglosassone.
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Host2:40
L'azienda è arrivata alla seconda generazione. Per tante imprese è un passaggio cruciale, a volte anche fatale. Nel vostro caso invece è avvenuto con successo, però ci deve raccontare qual è stato il segreto di questo successo.
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Gianni Giannini2:55
Beh, sicuramente il segreto è stata la grande lungimiranza di nostro padre e l'aver creduto sulla nuova generazione. E tutto è avvenuto... ha iniziato tanto tempo fa, quando noi, ormai poco più che ventenni, venimmo inseriti in azienda e fummo affiancati da un bravissimo manager dell'epoca che, tramite conoscenze e amicizie, contattò... veniva da una realtà calzaturiera molto importante. Ma come ogni manager di grande importanza, aveva bisogno anche lui di trasformare un po' il proprio percorso, di rifare un'esperienza, prendendo un'azienda piccola e venendo fuori un po' dalle grandi... dai grandi numeri e anche dalle grandi difficoltà. Scritto in azienda grande, portare un po' il suo know-how all'interno di una piccola azienda, portandola a crescere e a fare un percorso insieme. E lui un po' sposò la causa. Per nostro padre fu una bellissima cosa, e lui inserì subito al nostro fianco questa persona. Ci seguì per un decennio, quindi per un lungo periodo. Fu per noi un po' il nostro mentore, del nostro... direttore commerciale, direttore creativo, un po' di tutto, sai. Quando si viene da una piccola azienda e si ha di fianco una persona di grande esperienza, aiuta l'azienda a 360°, anche nel lato produttivo dove, grazie a Dio, lì c'era nostro padre, con sicuramente una grande conoscenza del prodotto e una grande voglia di lavorare, come un po' caratterizza i marchigiani. E questo connubio fece sì che piano piano il nostro inserimento avvenne in modo naturale e performante. Tutto questo è avvenuto in 10 anni. Non è stata una passeggiata, è stato un percorso lungo, è stato un percorso impegnativo, con alti e bassi come in ogni inserimento, in ogni passaggio generazionale. Ma devo dire che nel nostro caso, passati questi 10 anni, è venuto proprio naturale che lui un po' si mettesse da parte e lasciasse a noi lo spazio di poter proseguire in base ormai alla nostra esperienza, alle nostre idee, ai nostri progetti. Per qualche anno ci ha affiancati, condividendo insieme quelle che erano le strategie, quelle che erano sicuramente delle idee di sviluppo per il futuro. Dopodiché se n'è totalmente andato. Ormai ci guarda, è qui comunque guardingo, che gira per tutte le stanze dei reparti, ma ormai dice: 'Non è più... non sono più tempi per me.' Ecco, quindi è lì, incuriosito sicuramente, anche felice, stato che è successo, ma non è più operativo. Siamo ormai io e mio fratello in seconda generazione che da più di 15 anni dirigiamo l'azienda in totale autonomia.
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Host6:21
Ecco, appunto è importante precisarlo. Ha parlato sempre al plurale perché suo fratello Gerry Giannini è direttore finanziario e commerciale di Ducals. Qual è però la cifra che caratterizza la sua guida? Quindi cosa è cambiato e qual è la novità che ha portato all'interno dell'organizzazione?
G
Gianni Giannini6:40
Ovviamente, diciamo che tutti e due, molto giovani entrati in azienda, molto giovani, ma molto giovani anche dopo questi 10 anni di inserimento, le idee erano diverse, le visioni diverse, un'altra generazione. E proprio essendo di un'altra generazione, il nostro scopo sin dall'inizio è stato quello di guardare avanti, ovvero capire, o cioè tentare di capire quelli che sarebbero stati i nostri consumatori nel futuro. Lì sono avvenute le grandi rivoluzioni. Cioè non cercare di accompagnare solo una determinata target per età. La grande distinzione è stata questa: quando noi siamo entrati in questa azienda, il target del consumatore veniva misurato per età, ed era un po' tipico, cioè si utilizzava dire: 'Ok, quell'azienda fa un prodotto per persone da 20 a 40, 40 a 60, 60 a 80.' Con noi questo un po' si è rivoluzionato. Cioè, quando guardavamo avanti, ed essendo ovviamente un'altra generazione, ripeto, noi diciamo: non ci saranno più fasce di età, ma ci saranno delle fasce di persone che magari avranno 20, 30, 40, 60, 80 anni, ma avranno determinate caratteristiche, determinati modi di vestire e di vivere la propria vita. Quindi non è più una classificazione che va fatta per fasce d'età, ma per tipologie di persone e di gusti. Quindi dobbiamo approcciarci ad un futuro dove avremo dei consumatori che magari avranno 25 anni, o magari ne hanno 65, quindi un'enorme differenza di età tra i due, ma magari hanno il piacere di godersi la stessa etichetta di vino, il piacere di vestire le stesse marche di abbigliamento, magari di viaggiare negli stessi luoghi, e perché no, magari di indossare le stesse calzature, gli stessi brand, con le stesse caratteristiche. E quello sarà il nostro target. Quindi noi dobbiamo definire il nostro target. Una volta definito quello, andiamo a capire quali sono le esigenze o i piaceri di questo target. Cioè, a questa fascia di persone cosa è importante, sia tecnicamente sia esteticamente, di avere. Quindi quando andiamo ad affrontare la creazione di un nuovo prodotto per una nuova stagione, dobbiamo pensare sia a livello tecnico sia a livello estetico di soddisfare le esigenze del nostro target e di fare un prodotto che andasse proprio incontro alle loro esigenze. E questo tutt'oggi lo facciamo, perché è fondamentale non perdere di vista quella che è l'idea di un cliente tipo. Perché non si può poi cercare di sedurre tutti o arrivare a tutti, quello è impossibile. Poi casualmente arrivano anche persone di cui non ci si aspetta a essere nostri clienti, perché magari diversi, però quella è un'eccezione. La regola è che noi, da quando ipotizziamo o pensiamo un prodotto nuovo, già abbiamo di fronte a noi l'immagine di come questa persona sarà vestita, di come, di quale auto guiderà, quale tipologia di occhiali magari indosserà, quale taglio di capelli avrà. Cioè dobbiamo avere una figura di un target e quindi targettizzare questi prodotti in funzione di questo. E oltre a questo, poi, perché la collezione è molto vasta e ampia, andiamo ancor più a fondo, cioè andare a pensare queste calzature sì per una tipologia di persona, ma anche per le occasioni d'uso che questa persona ha nella sua vita, nella sua quotidianità. Quindi dal weekend alla settimana lavorativa, agli eventi speciali, piuttosto che a una serata di lavoro, business, o un viaggio di lavoro. Ecco, dobbiamo pensare a delle calzature sia per stagionalità, quello è normale, è dato un po' dal nostro settore, ma sia per l'occasione d'uso. A noi piace ancora pensare, anche se in questo mondo globalizzato sempre di più un po' si è perso, che le persone per ogni situazione d'uso specifica abbiano una calzatura adatta.
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Host11:27
Beh, se lei fosse una... un suo prodotto, una sua scarpa, quale sarebbe? Però ce la deve descrivere perché non la potremmo vedere.
G
Gianni Giannini11:36
Ovviamente questa è una domanda singolare, nessuno me l'ha mai fatta. E sicuramente sarei una derby, una bella derby liscia, un impunture, quella che è un po' la nostra... tra l'altro porta il mio nome, la nostra Gianni, quindi è forse il fiore all'occhiello dell'azienda, è una delle calzature più simbolo della nostra azienda. Quindi è una lavorazione un po' anglosassone, una forma di volume importante, con un materiale molto spesso. È una calzatura senza tempo, una calzatura forte, resistente, ma allo stesso tempo un po' anonima e silenziosa. Cioè non che quando la si guarda la si noti in modo particolare perché è vistosa, ma che guardandola bene ha un grande fascino, una grande... una scarpa che non ha tempo, non ha età. Non è una scarpa adatta ormai da tantissimi anni, lo sarà, sono convinto, per tutta la vita, per tutto il tempo in cui esisterà ancora. Ed è adatta a tantissime occasioni. Ovviamente la cosa che la può differenziare sono i materiali, i colori, quindi può essere più adatta a una determinata occasione se vestita magari in un vitello nero più lucido e per un... più diciamo business, piuttosto che vestita in un camoscio ingrassato, oliato, nel colore testa di moro per essere un po' più country. Però ecco, ha anche questa trasversalità. E se mi dovessi definire, ormai dopo tanti anni di lavoro e di grande pazienza, io sono un po' così, un po' trasversale, senza tempo, lavoro nella quotidianità vicino ai nostri artigiani più esperti, ormai longevi ma saggi, e allo stesso tempo di fianco a me tanti ragazzini giovani, volenterosi, super creativi e con idee eccentriche. E devo cercare di convogliare queste due cose insieme in modo che stiano bene e che non portino né a un eccesso né all'altro. Cioè non dobbiamo né invecchiare troppo, ma neanche essere troppo giovani, dietro alle mode del momento. Quindi dobbiamo continuamente portare innovazione alla tradizione.
H
Host14:13
Questa... beh, ce l'aveva già allora la calzatura a sua immagine e somiglianza. Infatti... ma come fa a declinare la leadership, o meglio, come declina la leadership dovendo lavorare con delle persone così diverse tra loro, in un mercato poi davvero complessissimo? Guerre, pandemie, lo dicono però insomma, riuscendo anche a raggiungere gli obiettivi.
G
Gianni Giannini14:39
Allora, un po' di incoscienza non fa mai male. Ovvero, non bisogna farsi prendere dalle paure, quella è una cosa basilare, perché poi se sei troppo suscettibile a questo, ovviamente si fa fatica anche a riprendere. Questa è la base di tutto, perché siamo noi chiamati in prima persona a dare certezza e sicurezza. Quindi quella è la base. Ovviamente la mia trasversalità, l'essere da un lato conservativo, saggio, paziente, dall'altro anche estroverso, eccentrico e sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, mi porta un po' a essere accomodante con tutti, ma allo stesso tempo non è un accomodamento perché devo accontentarmi, perché alla fine la persona che deve essere contenta in primis sono io. Ma è il riuscire un po' ad ascoltare tutti, perché ho imparato in questi anni, e mi è stato anche insegnato, che bisogna ascoltare tutti, perché da tutti c'è da prendere qualcosa. Poi la grande difficoltà, ma quello è il mio compito, è riuscire a prendere un po' da tutti e metterlo insieme e creare, come se fossero degli ingredienti che io prendo, li metto insieme per creare un ottimo piatto, un'ottima pietanza. Questo è un po' il segreto.
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Host16:08
Io vedo che alle sue spalle c'è un'immagine che è all'interno di una cornice, mi sembra un alfabeto, non lo vedo bene. Lo dobbiamo spiegare anche in questo caso ai nostri ascoltatori, perché secondo me è molto interessante.
G
Gianni Giannini16:22
Sì, questo è un quadro che feci anni fa per fare una vetrina in boutique. È un alfabeto della calzatura, dove abbiamo tutte le lettere dell'alfabeto e di lato abbiamo messo quelli che sono termini, cioè nomi sia di materie prime, piuttosto che oggetti che si utilizzano nella costruzione della calzatura, piuttosto che lavorazioni. E abbiamo messo tutto quelle che erano un po' quelle che ci venivano. Devo dire tante cose, perché comunque la calzatura è un oggetto composto da tantissime componenti e che subisce tantissime fasi di lavorazione. È un oggetto, la calzatura di qualità, è un oggetto complicatissimo, perché poi al di là della complicazione di mettere insieme tutte queste materie prime, questi oggetti, e di farlo attraverso queste lavorazioni... Noi lavoriamo esclusivamente cuoi naturali, pellami naturali, quindi parliamo di cose molto suscettibili a quello che Madre Natura fa. Quindi annate troppo di siccità, i pellami risentono; annate di grandi epidemie, i pellami risentono. Quindi noi abbiamo una cosa naturale, e ogni pelle è completamente diversa dall'altra. Quindi grande esperienza della selezione dei pellami, grande difficoltà nel poi tagliarli e lavorarli in modo che, una volta che andiamo a montare le nostre tomaie sulle forme, quindi andiamo poi a colorare questi pezzi di pelle neutri, bianchi, come se fosse un foglio bianco da riempire, non abbiamo sorprese sotto, perché alla minima sorpresa vuol dire che bisogna buttare via l'oggetto e ricominciare da capo. Quindi purtroppo oggi il mercato è esigente, quindi pretende dei prodotti per immacolati, anche un po' industriali per quello che è il termine, perché comunque parlare di industriale per una calzatura come la nostra non è semplice. Ripeto, proprio perché sono oggetti quasi singoli, perché comunque non solo ogni paio, ma ogni singola scarpa ha una sua caratteristica. Non le... ogni tanto cioè le si vogliono vedere come se fossero tutte uguali, ma in verità ogni scarpa è a sé. Ecco, quindi facendo questo alfabeto ho evidenziato la lettera P, perché P come pelle, e pelle per me è la base di tutto. Io sono un grande stimatore di pellami, grande conoscitore di pellami. Sono 25 anni, forse più ormai, che mi sono un po' appassionato per questa materia prima, ma questo oggetto che devo dire ha un fascino incredibile. E grazie un po' a quello che mio padre anche da piccolo mi ha insegnato, ho una conoscenza che va molto oltre ai 25 anni. Quindi le riconosco a distanza. Il pellame è un qualcosa che trasmette veramente un'emozione nel toccarlo, nel guardarlo, le coloriture, le conce, tutto quello che gira intorno. E oltre che essere un po' la base di una calzatura di qualità, perché una vera calzatura di qualità la si riconosce prima ancora delle lavorazioni, tutto il resto, dal pellame e dalle lavorazioni che questi pellami hanno subito. Questo è la base.
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Host20:15
Cosa cerca nelle persone e perché il territorio marchigiano è diventato così il fulcro della calzatura di qualità? Cosa c'è lì che in altri territori non si trova?
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Gianni Giannini20:29
Allora, diciamo che questo fenomeno è un fenomeno più che marchigiano, fermano-maceratese, lo andrei ancora più a ridurre perché è proprio concentrato qui in 50 km, dove ormai da 150 anni circa è stata impiantata l'industria della calzatura. Perché devo dire che nel nostro paese, Montegranaro, che veniva un po' descritta, ma tutt'ora un po' come la Northampton italiana, e tutt'ora lo è... già 150 anni fa c'erano delle grandissime aziende industriali, per quello che era industriale ovviamente, tutto fatto a mano, che impiegavano centinaia e centinaia di persone che lavoravano calzature di grande qualità e lo facevano utilizzando pellami che venivano da tutto il mondo. Cioè c'era un'internet del Medio Oriente, avevano paesi con i paesi del nord Europa già a fine '800, primi '900. E devo dire che in un paese che contava boh, 6.000 anime, questa era forse... e devo dire che quelle due o tre aziende veramente importanti, una in particolare, hanno sfornato quella che è stata poi la classe imprenditoriale che ha diffuso tutto il sapere della calzatura, che poi ha fatto sì che si fondassero centinaia di aziende, a cascata altre centinaia di altre aziende, altri brand, e si formò un po' tutto il distretto fermano-maceratese. E questa tradizione la si è portata avanti fino ad oggi, perché è una magia che è avvenuta un po' in questo luogo. Devo dire un luogo di grande dedizione al lavoro, quello lo posso dire perché l'ho vissuto sulla mia pelle e della mia famiglia. Quindi persone che si sono dedicate al lavoro senza guardare mai gli orari, le due festività, hanno sempre solo lavorato in modo molto... diciamo che la maggior parte di loro venivano un po' dal lavoro della campagna, quello molto forte e duro dell'epoca. Quindi per loro non era un problema la quantità di lavoro. La grande difficoltà è stata poi la qualità del lavoro, l'evoluzione di quello. Ma lì devo dire che questi mastri o maestri che a fine '800, inizi '900 hanno insegnato, hanno insegnato molto bene. E da lì è nato questo distretto che tutt'oggi va avanti, tutt'oggi è forte, e oggi è stato preso un po' da qualche decennio, ma negli ultimi 5-6 anni o 10, via in modo particolare, da tutte le multinazionali del lusso per impiantare qui le loro basi operative per realizzare le loro bellissime calzature da uomo. E ormai francesi o italiani che sia, sono tutti qui.
H
Host24:04
Ecco, ci sarà immagino una grande competizione nel trovare le persone, che sono sempre meno, sempre meno qualificate. Come le trovate, dove le trovate?
G
Gianni Giannini24:13
Siamo fortunati da quel punto di vista, perché loro sono arrivati da un decennio, quindi noi sono 50 anni che siamo, quindi conosciamo ogni singola famiglia del territorio, conosciamo i loro genitori, chi ha tramandato il lavoro ai propri figli. Cioè c'è proprio... abbiamo tessuto nel distretto quelle che sono le... abbiamo messo qui le nostre radici e abbiamo deciso di continuare a tenerle qui. Quindi abbiamo, sì, ormai da qualche anno in particolar modo, abbiamo attivato tutta una serie di reclutazione, diciamo così, di nuova manodopera in un modo diverso. Ovvero cerchiamo di inserire tanti giovani, cerchiamo di avvicinarli al mestiere, cerchiamo ovviamente di creare dei luoghi di lavoro adatti a loro, perché oggi la prima cosa fondamentale per i giovani in particolar modo è creare per loro dei luoghi di lavoro adatti. Adatti che vuol dire sia esteticamente, sia tecnologicamente, e sia di piacere. Porto degli esempi brevi per rendere un po' l'idea. Di piacere, perché comunque creiamo continuamente delle situazioni in cui loro possano avere dei rapporti umani tra di loro, non solo lavorare l'uno al fianco dell'altro, ma ritrovarsi a cenare insieme, organizzare delle feste, organizzare tutta una serie anche di eventi che li portino un po' ad avere degli scambi tra di loro di opinioni, di quotidianità. Ovviamente questo adesso, per farlo in modo ancora più spesso, l'abbiamo fatto proprio quotidianamente post-Covid, dove erano state eliminate tutte le pause, tutto un minimo possibilità di interconnessione, di piacere, per utilizzare un termine, ma di approccio anche di scambio tra i singoli dipendenti. Noi abbiamo reinserito tutta una serie di pause giornaliere brevi, ma entro le quali hanno modo di fermarsi, guardarsi negli occhi, scambiare due parole. Il luogo di lavoro non è solo un luogo dove guardare un macchinario e operare, lavorare, ma è un luogo dove bisogna comunque conoscersi e entrare in sintonia e formare una squadra, e aiutarsi e supportarsi. E questo è un modo. L'altro è quello dell'inserimento di molti materiali, di macchinari tecnologici, quindi che stimolano un po' anche i giovani tutti ad avvicinarsi a questo mestiere che una volta era fatto solo di grande forza, di manualità. Oggi c'è anche tanta tecnologia che non sostituisce l'uomo ma lo aiuta a svolgere determinati mestieri senza, diciamo, fare un sacrificio, uno sforzo fisico in modo eccessivo. E l'altro un po' quello di creare anche dei luoghi di lavoro, soprattutto adesso ci stiamo approcciando alla realizzazione del nuovo stabilimento, luoghi di lavoro piacevoli, dove comunque dalle stesse manovie, dalle stesse catene di montaggio, sia possibile osservare il mare, la natura, guardare fuori delle belle viste, una bella luce. Cioè creare dei luoghi veramente piacevoli. E questo fa sì che ovviamente i giovani, unendo queste caratteristiche a un'azienda di 50 anni, di grande solidità, serietà, una famiglia che comunque vive e sostiene il territorio in distretto, crea un certo appeal nei confronti dei giovani, oltre a quelle che possono essere magari le seduzioni o le tentazioni delle grandi multinazionali, che però poi in verità sono delle grandi industrie.
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Host28:06
Quindi, come mi capita spesso di dire, lo devo dire anche questa volta: potremmo davvero andare avanti per ore, però non c'è più tempo, non c'è più spazio. Almeno per il momento ci dobbiamo fermare qui. Quindi io ringrazio Gianni Giannini per la chiacchierata, per averci raccontato la sua azienda, dietro le quinte della sua attività quotidiana, che ci rende orgogliosi da italiani del nostro made in Italy, made in Italy che funziona, di successo. Grazie per essere stato con noi al Domatore di Aquiloni.
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Gianni Giannini28:33
Grazie a lei, è stato un piacere.
H
Host28:36
Io come sempre ringrazio i nostri ascoltatori. L'appuntamento alla prossima puntata del Domatore di Aquiloni. Grazie a tutti e buona continuazione di giornata.