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Giovanni Tamburi
Chairman & Chief Executive Officer, Tamburi Investment Partners

Consigli dal più grande investitore italiano: Giovanni Tamburi, CEO di Tamburi Investment Partners

📅 Mar 23, 2025 Made IT Podcast 64 MIN 28593 VIEWS 97 SEGMENTS · 3 SPEAKERS
Scarica Revolut gratis dal nostro link e ricevi il 3% di interesse annuo lordo sul conto deposito: https://get.revolut.com/z4lF/madeit (ad) Giovanni Tamburi è il founder e CEO di Tamburi Investment Partners, che dal 2000 investe nelle eccellenze italiane del lusso, del design e della moda, con un portfolio che include nomi come Moncler, Amplifon, OVS, Eataly e molte altre realtà. Negli ultimi anni, ha ampliato il focus sulle startup italiane attraverso StarTIP, l’hub dedicato a sostenere l’innovazione e il Made in Italy. Questa puntata è un po’ diversa dal solito: la storia di Giovanni è già...

Questions asked in this interview

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  1. 1:05Da dove viene questa tua lungimiranza, questo tuo intuito di mettere insieme queste tre cose 40 anni fa quando non era ancora, o anche 50 anni fa quando stavi studiando, che non era ancora una pratica che si faceva?
  2. 3:11In più vi danno anche il 3% di interesse al giorno. Quindi cosa aspettate?
  3. 7:37Ma ti presentavi così nelle fabbriche o chiamavi prima per organizzare un meeting?
  4. 8:14... di Claudia Lolo Battista che ci chiede, che ti chiede: Dottor Tamburi, nella sua carriera ha mai percepito un istinto o un aspetto del suo carattere come un'arma segreta, qualcosa che gli altri non avevano e che ha fatto la differenza?
  5. 13:50Cosa intendi per sistema, cosa manca un po' all'economia italiana secondo te?
  6. 15:55Non so se è d'accordo con questo e se sì, secondo lei cosa manca un po' alle aziende italiane?
  7. 27:50Come potremmo incentivare le aziende ad alzare gli stipendi e pagare i lavoratori di più?
  8. 36:40Do you think there are particularly interesting opportunities in these sectors, given your thesis of building a system?
  9. 41:19How are you trying to do that?
  10. 51:51What's it like working with your wife, and what advice do you have for those who work or are thinking of starting a project with their partner, especially in the startup world?
  11. 54:47What do you think makes a good investor?
  12. 1:01:28Is there something you didn't do that you would have liked to do, or have you managed to do everything you should have done in life?
Host 0:00 ↗
Ciao a tutti e benvenuti in un nuovo episodio di Maet. Oggi siamo onoratissimo di avere qui con noi Giovanni Tamburi, il fondatore di Tamburi Investment Partners e una delle figure più importanti del panorama della finanza italiano. Quindi Giovanni, ti diamo il benvenuto. Grazie di essere qui con noi.
Giovanni Tamburi 0:13 ↗
Grazie a voi. Grazie a voi.
Host 0:15 ↗
Su questo podcast ci piace sempre partire un pochino dagli inizi. Che contesto sei nato, cosa facevano i tuoi genitori e che impatto hanno avuto sulla tua vita e sulla persona che sei oggi.
Giovanni Tamburi 0:23 ↗
Innanzitutto sono nato da una famiglia abbastanza benestante. Ho studiato normalmente in liceo, università. Mi sono laureato piuttosto bene. I miei genitori, mia madre faceva sostanzialmente la casalinga, la madre di quattro fratelli, per cui insomma c'era da lavorare abbastanza. Mio padre era diplomatico, lavorava alla FAO, per cui cose molto lontane dalla mia vita. Direi che hanno inciso abbastanza poco nelle mie scelte professionali, mi han lasciato molto libero. La fortuna è stata che proprio tramite amici di famiglia sono venuto a Milano, ho avuto la possibilità di iniziare questo tipo di lavori e per cui in realtà indirettamente sono stati fondamentali per poi dare le basi a questa mia vita.
Host 1:05 ↗
Sei sempre stato molto appassionato di economia e di finanza e infatti una tesi che porti praticamente con te da veramente dagli inizi dell'università è stata quella di mettere insieme tre cose che sono i risparmi enormi degli italiani, le PMI con i mercati finanziari. Una tesi che fin ad oggi, tutt'ora con Tamburi Investment Partners, stai portando avanti. Da dove viene questa tua lungimiranza, questo tuo intuito di mettere insieme queste tre cose 40 anni fa quando non era ancora, o anche 50 anni fa quando stavi studiando, che non era ancora una pratica che si faceva?
Giovanni Tamburi 1:41 ↗
Ah, lungimiranza mica tanto, perché non sono mica tanto riuscito, nel senso che l'Italia è ancora molto indietro rispetto a questi tre fattori che effettivamente sono il mio pallino da sempre e che ho cercato di coltivare. Sono sempre stato uno che leggeva, studiava molto e per cui ho capito che dovendosi occupare di economia le cose importanti erano dare una mano al risparmio, alle imprese e l'anello di congiunzione sono i mercati. Per cui ho cercato di studiare all'inizio anche durante l'università questi aspetti. Ho avuto poi la fortuna di poterci lavorare dentro e ho cercato di fare il possibile per dare una mano a questo mondo. Direi abbastanza riuscendoci, però mi rendo conto che ogni giorno siamo pochi, siamo soli, siamo più predicatori che non effettivamente parte di tema che veramente ha preso a cuore le famiglie dei risparmiatori, le famiglie degli imprenditori, le famiglie dei lavoratori nelle imprese. E questo mondo dei mercati che comunque tanti governi abbiamo visto è sempre stato un po' lasciato andare, è sempre stato un po' abbandonato il mercato finanziario. Ho visto un mondo dei ricchi, ho visto un mondo più da combattere che da tutelare, perché realtà fa parte di quel tipo di società che non è che sia proprio così popolare quando uno racconta in politica. E per cui questo ha prodotto le conseguenze di fare poco aiuto alle imprese, poco aiuto ai mercati e pochissimo aiuto al risparmio.
Host 3:11 ↗
Questo episodio è sponsorizzato da Revolut. Se io e Checco siamo clienti Revolut da tantissimo tempo e quando dico tantissimo intendo davvero tantissimo. Personalmente ho scelto Revolut inizialmente perché mandare denaro all'estero è sempre stato un problema per me. Con Revolut invece puoi mandare soldi in molti paesi del mondo in modo velocissimo, avere conti in diverse valute e cambiare i soldi a tassi super convenienti. Ad esempio io adesso che vivo in America e guadagno in dollari uso il mio conto Revolut ogni volta che torno in Europa così pago in euro senza preoccupazioni. E ovviamente usiamo Revolut anche per le spese di tutti i giorni e per scambiare denaro in modo semplice con altri utenti Revolut. Se devo dei soldi a qualcuno glieli mando in un attimo con un click e una gif. I bonifici SEPA e i pagamenti PagoPA senza commissione. E quando compro online una delle features che uso di più è che posso creare una carta virtuale usa e getta che si autodistrugge dopo il primo utilizzo, una sicurezza in più che adoro. E ora arriva la bella notizia: per festeggiare i 3 milioni di clienti in Italia Revolut offre il 3% di interesse lordo ai nuovi clienti che apriranno un conto entro il 31 marzo 2025. L'interesse è pagato ogni giorno, bloccato fino a maggio 2025 e potete ritirare i soldi quando volete senza penali e senza perdere gli interessi già maturati. Quindi se non avete ancora Revolut scaricatela ora usando il nostro link, lo trovate in descrizione di questo episodio. Aprire un conto è semplice e gratuito, niente costi di apertura ed il conto standard è a canone zero. In più vi danno anche il 3% di interesse al giorno. Quindi cosa aspettate? Noi lo usiamo e lo straconsigliamo. Messaggio pubblicitario a scopo promozionale. Per le condizioni contrattuali fai riferimento ai fogli informativi su revolut.it.
E sempre su questa stessa lunghezza di questa passione per mettere questi tre temi, la passione per l'economia e la finanza, a 18 anni ti ho sentito dire che invece di andare in vacanza o fare le cose che si fanno a 18 anni tu andavi a visitare le fabbriche. Quindi questo fa veramente vedere la tua passione per questo mondo. Che cosa ti colpiva di più quando andavi in queste fabbriche? Era il prodotto in sé, come la maniera in cui creavano il prodotto, le persone? Cos'è che...
Giovanni Tamburi 5:29 ↗
Ma io mi divertivo sempre a lavorare. Anche durante la scuola, il periodo natalizio lavoravo in un negozio che vendeva cose da sci eccetera. Durante poi l'università ho fatto tanto lavoro anche di consulenza, settore pubblicitario con altre cose eccetera, per cui ero già in contatto col mondo delle imprese seppur indirettamente. E proprio poco dopo i 18 anni, avendo la possibilità in questo negozio dove collaboravo di toccare tante aziende e dovevo spiegare perché io vendevo certi scarponi, certi sci, certi calzettoni o certe cose, mi veniva la curiosità di dire ma questi dove li producono, come li fanno. Era il periodo di Toni Sailer, per cui la valanga azzurra che portava avanti molto bene questa bandiera dello sci. E per cui ho preso la macchina e sono andato a visitare le aziende che producevano questa roba qui per capire meglio, per approfondire quello che da venditore, da commesso dovevo raccontare alla gente in maniera un po' più sostanziale, in maniera un po' più profonda, in maniera un pochino più seria. E per cui sì, non era molto normale che uno a 18 anni facesse queste cose qui, a 19, a 20 eccetera, però mi sono molto appassionato. Per cui ho fatto un lungo viaggio in queste fabbriche, portavo a casa gli adesivi che era una delle poche cose che si potevano prendere. E certamente ho imparato molto, ho imparato molto. Cosa vuol dire il lavoratore che nella fabbrica fa la fatica che tante volte uno vede un oggetto in un negozio ma non sa che cosa c'è dietro, lo sforzo fisico, mentale, intellettuale di inventare un certo prodotto. Era appunto una stagione un po' particolare nel mondo degli sport invernali e per cui la gente doveva capire anche perché uno sci corresse di più, uno scarpone tenesse meglio eccetera. E per cui mi sono molto appassionato a queste cose qui. È stata poi una grande fortuna quella di continuare a voler andare presso le fabbriche in quanto io ho sempre cercato di fare in modo di toccare le aziende personalmente, non far parte di quella finanza londinese, newyorkese ma anche milanese che sta nei suoi salottini a ricevere gli imprenditori.
Host 7:37 ↗
Ma ti presentavi così nelle fabbriche o chiamavi prima per organizzare un meeting? Come funzionava questa...
Giovanni Tamburi 7:44 ↗
Ma dipende. C'erano fabbriche molto snob nelle quali non potevi prendere un appuntamento e per cui andavo lì, bussavo e con la scusa proprio degli adesivi cercavo di entrar dentro, dire ma io sono un curioso, sono un venditore presso il negozio di Roma dei vostri prodotti, posso dare uno sguardo? Qualche volta mi facevano entrare, qualche volta erano molto insospettiti da questo ragazzino curioso che bussava la porta, però in quasi tutti i casi sono riuscito a convincerli a farmi entrare, a farmi spiegare un po' di cose.
Host 8:14 ↗
E per questa intervista abbiamo deciso di chiedere ai nostri ascoltatori di mandarci le domande che avevano per te e abbiamo scelto una domanda che è quella di Claudia Lolo Battista che ci chiede, che ti chiede: Dottor Tamburi, nella sua carriera ha mai percepito un istinto o un aspetto del suo carattere come un'arma segreta, qualcosa che gli altri non avevano e che ha fatto la differenza?
Giovanni Tamburi 8:35 ↗
Non lo so, pensare a se stessi in chiave così unica è difficile. Credo di avere la capacità di ascoltare molto. Il mondo della finanza, della borsa, di chi fa consulenza alle imprese è un mondo molto pieno di saccenti, di gente che c'ha la ricetta pronta, che ti racconta cosa dovresti fare pur sapendo magari pochissimo delle imprese che hai davanti. Io ho cercato sempre molto di ascoltare, di stare lì, perché gli imprenditori in fondo sono quelli che ci pagano lo stipendio a tutti con il loro valore aggiunto. Mettendo insieme legno, plastica, ferro eccetera producono le cose che abbiamo addosso, che compriamo, con cui giriamo, con le automobili, biciclette eccetera. E per cui non credo sia un'arma segreta, è semplicemente un fatto di buon senso. Ho cercato sempre di ascoltare molto chi secondo me aveva in mano le chiavi del paese Italia come valore aggiunto dell'export, come imprese eccetera. Per cui gli imprenditori, i manager di queste aziende che in realtà non tanto spesso venivano valorizzati, vengono tutt'ora valorizzati come meriterebbero. Subentro io con le mie domande da fuori.
Host 9:47 ↗
Di solito in questa parte dell'intervista passeremo tanto tempo a scoprire un po' il percorso del nostro ospite, come è arrivato ad arrivare dov'è, però il tuo percorso è stato molto raccontato e ci sono tante interviste su questo e su come è creato Tamburi Investment Partners. Quindi volevamo parlare di un altro tema che ci sta molto a cuore che è quello dell'italianità e soprattutto dell'economia italiana che purtroppo non riusciamo ad approfondire abbastanza con tanti dei nostri ospiti. Quindi veramente vorremmo passare un po' di tempo a parlare di quello e che è anche molto legato a quello che fate con Tamburi Investment Partners. È anche un libro che hai pubblicato recentemente intitolato Fare sistema in Italia. Quindi faremo qualche domanda su alcune delle cose di cui parli spesso e che credi sul sistema, su quello che chiami il sistema Italia. Parleremo anche di quello. E una delle prime osservazioni che abbiamo notato è che dici che in Italia si investe troppo poco. Quali pensi siano le cause principali di questa tendenza e a dove si investe troppo poco?
Giovanni Tamburi 10:51 ↗
Ma è vero. Grazie di aver citato il libro perché effettivamente dopo tanti anni ho scritto parecchi libri nella mia vita che mi diverte appunto scambiare idee così come oggi sono qui, poi nelle università, nelle associazioni eccetera. Ho cercato di raccontare un pochino le mie fortune e l'ultimo mio racconto è questo libro che ho impiegato 4 anni a farlo. Per cui ho cercato, tra l'altro in questo mondo di chiacchiere, di demagogie eccetera, di dimostrare quasi tutte le affermazioni, gli statement che facevo, perché troppo spesso molto anche voi dei media cercate di essere molto forti nei titoli, colpire, ma sotto sotto non c'è mai quel 100% di verità che magari il titolo stesso racconta. E per cui quasi ogni affermazione ho cercato di dimostrarla con un grafico, una tabella o cosa di questo genere qui. L'Italia perché non si investe? Ma perché purtroppo l'italiano è un consumatore, l'italiano è a volte un po' superficiale. Certamente si può dare la colpa al mondo politico, a me non piace dare la colpa solo al mondo politico e certamente ha tante colpe, come ho detto prima ma non ci torno sopra, in quanto tanti governi in tanti anni si sono dimostrati più anti impresa che pro impresa. Ma associazioni di settore, imprenditori stessi, tante singole persone, componenti la classe dirigente, perché la classe dirigente siamo noi, siamo coloro che chiacchierano in giro, vanno nei media, sono protagonisti questa vita, e tutti quanti facciamo molto poco. Tutti quanti dovremmo fare di più, dovremmo consumare di meno, di più ragionare, più sul lungo termine. Ecco, un difetto probabilmente c'è un po' in Italia è quello di essere un po' a corto termine, essere un po' quelli che guardano il domani mattina più che il dopodomani. Certamente questo viene da una mentalità portata più a cogliere il mordi e fuggi che non a costruire piano piano nel tempo. Però devo dire che comunque l'economia italiana è stata anche molto forte con l'esportazione. Noi siamo stati anche negli ultimi anni dopo il Covid tra i più dinamici esportatori del mondo perché la nostra tanto deprecata piccola azienda alla fine è riuscita a esportare, ad essere più dinamica di tante aziende più strutturate, più grosse, francesi, tedesche eccetera. Per cui in realtà non è così male. Certamente come sempre si potrebbe fare molto molto meglio e uno dei mondi in cui si può fare molto meglio è proprio un legame fra le università, le associazioni, il mondo dell'impresa che effettivamente si parla poco. Quello che io cerco di dire nel libro è facciamo parlare di più le imprese con le istituzioni, le imprese con l'accademia, le imprese con chi deve dare una mano di cornice al nostro quadro di produzione del nostro prodotto. Fare cose di questo genere credo che sia molto importante e molto utile ed è questa un po' l'idea di fare sistema.
Host 13:50 ↗
Spieghi che a differenza per esempio del mondo anglosassone dove c'è una grande forza nel mettersi insieme, nel creare conglomerati, nel marketing, insomma nel creare poi tutto quello che c'è intorno all'impresa che è molto forte, in Italia invece non sappiamo fare sistema. E prima di andare avanti ti volevo chiedere, puoi aiutarci a definire cosa vuol dire fare sistema? Cosa intendi per sistema, cosa manca un po' all'economia italiana secondo te?
Giovanni Tamburi 14:18 ↗
Mettersi insieme. Semplicissimo. Fare sistema significa mettersi insieme. Noi oggi siamo qui a registrare questa trasmissione, questo podcast che andrà in onda, spero che avrà un ottimo successo in giro. In questo momento ci sono anche tante strutture come le vostre che stanno facendo cose simili con altre persone. Probabilmente saremmo più forti tutti, sareste più forti anche voi se vi parlaste di più con quelli che sono i competitor o i fornitori o i clienti o chi vi sta vicino, perché siamo molto individualisti, siamo molto proiettati su noi stessi, molti di noi convinti di essere i più bravi del mondo. E certamente la parte degli imprenditori è molto importante in questo, tanti imprenditori non pensano come raccontano all'impresa, raccontano se stessi come in primis. E cosa succede poi dopo alla fine anche con i figli, con nipoti eccetera conta relativamente. Per cui fare sistema significa provare a ragionare per come al meglio mettersi insieme per fare delle cose. Faccio un esempio tra i più banali: tutte le imprese da qualche anno sono di fronte al tema del digitale. Il digitale sta cambiando i connotati a tutto, ormai qualunque cosa può essere venduta via internet, qualunque messaggio può essere diffuso. È possibile che la singola impresa, magari piccola, deve farsi il suo sito da sola, il suo e-commerce da sola, tutta una serie di cose che se fossero fatte insieme tra 3, 5, 10 aziende costerebbero poco di più ma diviso in 3, 4, 5, 10. Queste sono cose normalissime.
Host 15:55 ↗
E abbiamo parlato appunto di per esempio se compariamo al sistema anglosassone, io sono qui in America e per esempio mio marito lavora in un settore molto industriale, manufatturiero, e si rende conto che non c'è in realtà un sistema forte industriale manufatturiero in America, sono molto indietro anche rispetto all'Italia. Però allo stesso tempo l'economia americana rimane molto forte perché poi c'è tutto quello che c'è dopo l'industria che è forte. Mentre in Italia abbiamo una forza industriale manufatturiera fortissima però poi non siamo così forti a commercializzare quello che produciamo e portarlo nel mondo. Non so se è d'accordo con questo e se sì, secondo lei cosa manca un po' alle aziende italiane?
Giovanni Tamburi 16:37 ↗
Sempre questa idea che non ci si mette abbastanza insieme per il capitolo successivo. Ma bellissima domanda. Io tutte le volte che sono stato in America a visitare delle fabbriche sono stato male perché sono vecchie, sono inefficienti, pavimenti scoordinati, pezzi di fabbriche attaccate in qualche modo con magari una rete buttata giù qualche settimana prima. È una cosa vergognosa, veramente una cosa vergognosa il sistema industriale americano inteso come fabbriche. Per cui capisco il marito che dice io sto in un mondo che se fosse in Italia sarebbe completamente diverso. Uno slogan che spesso dico e mi spiace se mi ripeto tante volte: il prodotto italiano è il migliore al mondo quando arriva al cancello della fabbrica, poi dopo si perde per strada. Proviamo a elaborare un po' questo fatto. È chiaro che le solite colpe sono le infrastrutture, i ponti, le strade, i trafori perché c'abbiamo le Alpi, c'abbiamo gli Appennini eccetera eccetera. Io credo che però il tema sia anche un altro. Io credo che il tema sia quello che l'americano ha la fortuna che sono 300, 350 milioni di persone con la stessa lingua, con la stessa cultura, con tutta una serie di cose che facilitano la vita. L'azienda della Brianza che deve vendere il suo mobile, questo tavolo o questa poltrona fuori, già per andare in Germania o per andare in Austria, attaccata qui a noi, la Svizzera attaccata qui a noi, deve cambiare lingua in Svizzera, deve cambiare valuta, deve avere una mentalità diversa, una cultura diversa. Per cui questo effettivamente è un handicap molto forte. Ultimamente si parla tantissimo d'Europa. Io non voglio fare un discorso politico perché non son capace, ma certamente si parla di Europa. L'Europa non c'è, è una chiacchierata di gente che non ha capito nulla di 27 stati o 28 o 29, vediamoli come vogliamo, ma che si fanno i dispetti, che hanno lingue diverse, che hanno culture molto diverse, che hanno tutto un substrato economico ma anche politico ma soprattutto sociale molto diversi. E in questo andare a vendere un prodotto è difficilissimo. L'americano prende e lo mette in vendita molto facilmente. Per cui sono questi aspetti oggettivi e soggettivi che contribuiscono a questa situazione che tra l'altro non si può sanare rapidamente perché noi vediamo che tante volte anche in Europa, l'altro giorno parlavo con una persona molto importante a livello di Commissione Europea appena uscito e mi diceva: Ma quello che noi come politica decidiamo, anche come leggi che facciamo, e di leggi ne hanno fatte troppe e troppo sbagliate, e lui questo lo ammetteva, poi i burocrati, gli attuatori di questa roba qui fanno il contrario. Per cui c'è addirittura all'interno dell'Europa non solo una difficoltà di mettere insieme, e l'abbiamo visto con le ultime nomine dal punto di vista politico, tante persone nella commissione, il Parlamento Europeo eccetera eccetera, ma c'è addirittura una classe burocratica che quasi boicotta e certamente fa la sua strada in maniera completamente diversa rispetto agli indirizzi di carattere politico. E questo è un ostacolo mostruoso.
Host 19:45 ↗
Nel nostro podcast in realtà la nostra, come dire, la cosa di cui ci occupiamo di più è il mondo delle startup, delle innovazioni, delle nuove aziende che nascono. Però tutti questi temi secondo me si legano molto anche a quello che stanno facendo i più giovani, chiamiamoli imprenditori adesso. E mi interessava anche un altro tema che discute nel libro che è l'idea che molti imprenditori italiani hanno questa mentalità sbagliata di voler rimanere padroni, diciamo, di rimanere sempre nell'individualità, di rimanere azionisti maggioritari della propria azienda, di tenersela per sé, per i propri figli. E ovviamente questa è una dinamica che nel mondo startup non potrebbe funzionare perché è tutto centrato su appunto avere un co-founder, quindi trovare un socio, trovare investimenti da capitali esterni, dare via equity per poter crescere. Secondo lei perché abbiamo questa mentalità in Italia e la vede, la sta vedendo cambiare? E secondo lei è una parte centrale del cambiare un po' dove, come potrebbe crescere l'economia italiana? Perché noi la vediamo come una delle cose che forse sta cambiando di più adesso con queste nuove startup e queste nuove aziende.
Giovanni Tamburi 21:04 ↗
10 anni fa io mi poso il problema visto che ero stato abbastanza fortunato con la mia attività sulle aziende medie, medio grandi eccetera, di dire bisogna creare una sorta di TIP delle startup. E trovai e cercai quella che poteva essere la società che aveva il modello più simile a noi, anche perché molte delle startup in tutto il mondo sono finanziate da fondi di private equity, fondi di venture capital. Io sono sempre stato contro i fondi perché il fondo comincia ma finisce, non solo ma meglio vai e più rapidamente il gestore del fondo vuole che tu monetizzi la sua quota e per cui ho qualcosa contro l'impresa. So che questa è una teoria abbastanza minoritaria ma io sono convinto che abbia un suo ruolo e ho investito 40 anni in questa direzione. Per cui sono andato a cercare una società che avesse questo tipo di modello e trovai Digital Magics nella quale non ho fatto due diligence, non ho fatto nulla, ho chiesto soltanto una cosa: voi dovreste quotarvi in borsa più rapidamente possibile. E questo si sono impegnati a farlo e l'hanno fatto. Per cui Digital Magics si è quotata moltissimi anni fa, all'epoca non so quante startup avesse in portafoglio, certamente poche ma comunque un numero decente. Poi è cresciuta, è cresciuta molto. Ci abbiamo messo molti anni a convincere un'altra società simile a Digital Magics che si chiamava LVenture che adesso abbiamo fuso con grandissima fatica e la risultante si chiama Zest, anch'essa quotata in borsa. Tra l'altro, siccome LVenture era quotata su un mercato più importante, Digital Magics su un mercato meno importante, abbiamo scelto la strada di fonderci nella società sul mercato più importante proprio per raccontare meglio questa storia a chi potesse essere interessato. Oggi questa struttura ha 150 startup sotto di sé, una roba meravigliosa, unica, eccezionale. Se guardate cosa vale in borsa è una roba ridicola, se fossimo negli Stati Uniti ma anche in Inghilterra, anche in altri paesi varrebbe 10 volte tanto, 20 volte tanto, 30 volte tanto. E per cui è una vergogna. Ma perché è una vergogna? Perché comunque il mercato degli investitori non ha voglia, non ha tempo, non ha pazienza per guardare queste cose qui, la vede come una cosa piccola e la dimentica. Non solo, ma in parallelo a questo che cosa è successo negli ultimi anni? Ogni regione, ogni provincia, qualche associazione industriale, qualche gruppetto di imprenditori con questa moda dei club deal eccetera eccetera ha fondato un incubatore, un acceleratore, tutte ste robette qua che non servono a niente, che magari in qualche caso possono dare una mano perché se sono fortunati o bravi possono aver fatto crescere qualche azienda. Ma dovrebbero tutti confluire, questo è fare il sistema, tutti confluire, ma non dico nella nostra, in qualsiasi struttura un po' grossa, un po' di peso. Anche perché se anche non hai 250 startup ne hai 50, 30, 60, quello che è puoi fare sistema, puoi poter dire io se vanno male anche 10 non me ne preoccupo, basta che ne vada bene una o due io guadagno su quello, io do un ritorno agli investitori di questo tipo qui. Questo in Italia non si fa, è un ottimo esempio di come si potrebbe fare molto ma molto ma molto di più. E per cui io spero che con questa fusione, con questa quotazione di Zest al mercato principale qualcuno si accorga di questa struttura. Per il momento l'insuccesso è totale, nel senso che si fa una grandissima fatica a convincere la gente a investire dei soldi, si fa ancora più fatica a dire ma io non voglio vendere le mie azioni, anche perché noi siamo il maggior azionista e non abbiamo nessuna voglia di cedere. Anzi non ci fa la differenza nei nostri numeri quella di dire io vendo una quota, facciamo degli aumenti di capitale, facciamo gli aumenti di capitale anche con conferimento di start di altri, con conferimento di strutture di altri che possono essere interessati a entrare in questa combinazione. È difficilissimo. E per cui anche il mondo di voi più giovani, più dinamici, più tecnologici, più innovativi siete dei gran pigroni, siete delle gran persone che fanno una grandissima fatica a dire fare sistema, sto nel mio loculo, nella mia nicchia, nella mia piccola cosa e voglio provare a vedere se sono brava a portare a casa dei ritorni su questa cosa qui. Però va fatto molto di più, ci vuole uno sforzo veramente lì, è ancora più importante fare sistema.
Host 25:33 ↗
Sì, l'abbiamo un po' anticipata, volevamo appunto parlare di STP, come dici tu, fare sistema nel mondo delle startup è importantissimo anche perché sono società molte più piccole e quindi hanno bisogno di molto più aiuto perché nascono oggi, quindi non hanno il beneficio di anni di storia e di appunto generazioni che hanno lavorato su questo progetto. Se le cose non vanno ovviamente il mondo si è anche molto accelerato, quindi non abbiamo più tempo di generazione, abbiamo tempo di anni, massimo mesi per far dimostrare crescita. Quindi è una dinamica completamente diversa, in un certo senso molto diversa.
Giovanni Tamburi 26:11 ↗
E tra l'altro uno degli esempi virtuosi che noi anche lì, per fortuna un po' per testardaggine, siamo riusciti a diciamo a partecipare è Bending Spoons. Cioè noi possiamo, che siamo partiti quasi per caso, io non la conoscevo questa società, mi hanno segnalato che erano delle persone molto brave e per cui siamo andati a trovarli. Ci hanno ricevuto, ci hanno un po' snobbato fin dal primo momento dicendo ma voi cosa volete eccetera eccetera. Però poi nella loro crescita ci hanno richiamato e hanno detto ma se stai tra i primi che hanno pensato di poterci dare una mano e siete tra i primi che noi chiamiamo. E oggi siamo tra i più importanti azionisti, certamente a parte il management, di gran lunga grandi azionisti italiani che poi ormai si sono sviluppati in tutto il mondo e soprattutto i grandi azionisti sono americani. Questo è un esempio, un esempio che proio il loro percorso, per come hanno allargato il capitale, per come sono riusciti a fare nel loro mondo sistema e nel mondo degli investitori sistema, dovrebbe essere un simbolo da seguire. Ci sono tante altre società in cui magari noi non siamo entrati o perché non ce l'hanno proposto o perché magari abbiamo avuto paura di entrare, che hanno fatto successo, unicorni, valgono più di un miliardo di dollari, ce ne sono di questi esempi. Dobbiamo seguirli come esempi, dobbiamo inseguirli come capacità di cercare di trovare il modo di fare delle cose veramente interessanti, innovative ma allargate ad un pubblico che sia decoroso, che non sia una cosa molto ristretta come tanti alla fine.
Host 27:50 ↗
Allora alla fine son costretto a fare un'ultima domanda, sempre tornando un po' alle cose, un po' delle osservazioni che hai sul sistema italiano. Ce n'è una su cui veramente non potremmo essere più d'accordo che è quella l'idea che in Italia si pagano i lavoratori troppo poco e gli stipendi sono troppo bassi, soprattutto se guardiamo la Milano di oggi ma in tutta Italia gli stipendi sono troppo bassi. Come potremmo incentivare le aziende ad alzare gli stipendi e pagare i lavoratori di più?
Giovanni Tamburi 28:22 ↗
Ma innanzitutto le aziende sono vittime sì di un sistema perché non è che l'azienda A, B o C decide di pagare poco le persone, ci sono dei contratti e onestamente quando tu hai un contratto io posso pagare la persona 100, la pago 100. Poi ci sono i bonus, tutti gli anni si racconta dei bonus che prendono in Ferrari o in altre società, bonus totalmente discrezionali in funzione delle performance. Però è chiaro che la gabbia nella quale si trova una società è quella lì. Non solo, ma l'imprenditore o l'azionista quando dice ma tu perché non paghi di più le persone quando il contratto ti consente di pagarle quella roba lì. Per fortuna il Covid ha, per fortuna o purtroppo per certi aspetti, il Covid ha aperto un fronte completamente diverso. Dopo il Covid la gente vuole lavorare meno, vuole lavorare in maniera molto differenziata nel tempo, smart working, tipologie particolari, qualche ora, qualche giorno eccetera eccetera. Per cui è un po' cambiato tutto. Non solo è cambiato tutto ma come scrivo a un certo punto anche nel libro, la volontà delle persone di voler cambiare è esplosa perché tutti hanno scoperto che la loro azienda ha qualche problema, non li soddisfa abbastanza. E per cui il dinamismo delle persone all'interno delle società è aumentato moltissimo negli ultimi 3-4 anni. E questo cosa ha creato? Innanzitutto ha creato il fatto che tante aziende avessero bisogno di tenere le persone perché tante volte tu la paghi quello che ritieni che sia il giusto poi la persona va via e tu il sostituto o lo paghi di più o comunque devi chiamare il cacciatore di teste che te lo trova. E solo quello che dai al cacciatore di teste ti avrebbe consentito probabilmente di tenere la persona che se n'è andata via. Non solo, ma poi c'è un fatto di formazione, la persona che ha lavorato nella tua azienda per 5 anni, 10 anni, 3 anni eccetera eccetera ha accumulato un bagaglio di conoscenze e di competenze che è difficile ricreare dal giorno dopo. O però è una scommessa pensare che chi tu assumi possa avere questo bagaglio pronto il giorno dopo, magari qualche volta c'ha di più, c'ha di meglio, nessun problema. Ma certamente uno deve cercare di salvaguardare questa fedeltà quanto più possibile, se non altro per ragioni economiche, qualche volta anche per ragioni sostanziali. E per cui quello che nelle nostre aziende per esempio noi cerchiamo di predicare per quello che possiamo fare da azionisti importanti ma sempre minorità è quello di dire paghiamo la gente un po' di più perché a questo punto sono più fedeli, più contenti, diamo welfare. In tante delle nostre aziende ci sono attenzioni alla famiglia, ai bambini, alla formazione, a tutti questi aspetti veramente molto importanti e questo credo che possa fare la differenza nel futuro. È chiaro che ce lo possiamo permettere perché le nostre quasi 30 società son tutte profittevoli, con poco debito, con una buona posizione di mercato eccetera eccetera. Però io credo che queste aziende sono arrivate in quella posizione anche perché si sono comportate in un certo modo e non grazie a noi, grazie al fatto che l'impostazione che avevano era un certo tipo. Per cui alla domanda come si può fare bisogna semplicemente dire io mi voglio tenere i miei dipendenti, sì, e allora me ne frego, si direbbe dalle parti di voi giovani, del contratto, gli do il 5, il 10, il 15, il 20% in più e si arriva ad avere una fedeltà maggiore, ad avere una felicità maggiore delle persone. Anche perché noi lo vediamo per esempio in zona di Varese quanta gente che abita a Varese va a lavorare in Svizzera e torna indietro perché a parità di lavoro guadagna il doppio ma c'è i costi dell'Italia. Poi ricordiamo anche un aspetto che a volte si dimentica: il 85-90% degli italiani, se non conosco le statistiche esatte recenti, possiede la casa. Per cui rispetto allo svizzero, al tedesco che magari possiede la casa al 40, al 45%, c'è quel pezzo di reddito che tu risparmi. Per cui ci sono delle compensazioni dovute al fatto che l'italiano è risparmiatore, che guardava altre cose, che ha avuto più...
Inflation, which people feared most, hit 20%, and many people put their money into real estate. This certainly helps. What we see is that our generation, let's say the 30-plus generation, left the country precisely because of this problem, because we knew you couldn't earn much. Young people weren't earning, so Camilla went to America, and we went to London first.

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Tamburi, G. (2025, March 23). Consigli dal più grande investitore italiano: Giovanni Tamburi, CEO di Tamburi Investment Partners [Interview transcript]. Made IT Podcast. CEOInterviews.AI. https://ceointerviews.ai/interview/1110060/

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Giovanni Tamburi. "Consigli dal più grande investitore italiano: Giovanni Tamburi, CEO di Tamburi Investment Partners." Made IT Podcast, 23 Mar. 2025. Transcript, CEOInterviews.AI, https://ceointerviews.ai/interview/1110060/.

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