Davide Di Domenico3:32
Rischi e opportunità, sicuramente. I rischi sono i costi enormi che noi abbiamo, che si sommano: la posta enorme e la crisi energetica non è una crisi che insiste tutti in media, perché l'inflazione insiste sulla media. In realtà la crisi energetica insiste su tre paesi: noi, Germania e pochi altri, abbiamo veramente un grande problema. Gli altri ereditano un problema e sanno come risolverlo. Quindi noi potremmo essere decisamente più in crisi da questo punto di vista rispetto ad altri mercati. Dall'altra parte, la struttura del nord della filiera, la struttura delle nostre società che spesso è più piccola ed è familiare, permette dei tempi di reazione completamente diverse da altre aziende. Quindi rischi e pregi: non saprei dire se siamo solo nella parte dei problemi e dei rischi. Le opportunità ci sono tutti e due, bisogna fare due cose insieme.
C'è ad esempio nel trasferimento dei prezzi sul carrello, la filiera per diverso tempo — adesso purtroppo è passato quell'effetto — ha saputo arbitrare i prezzi, distribuirli in qualche maniera, evitare che i consumi fossero bastonati. Tant'è vero, i dati del commercio al dettaglio sono ancora in territorio positivo. Quindi la filiera sul breve ha evidentemente alcuni vantaggi.
Sì, devo dire che il pass-through che bisogna fare a questo giro non è paragonabile a nessuno. Credo che nessuno in questa stanza sia stato all'unico tempo vero in cui una cosa simile è successa, cioè negli anni '90. Quindi nessuno ha i muscoli, la capacità, l'intelligenza industriale per capire che cosa siamo di fronte. Avevo di fronte a un 10% di inflazione e una superficie che si può fermare, cosa che non è mai successa veramente, e potremmo anche rischiare di entrare in stagflation, non lo sappiamo ancora. Però non abbiamo questi muscoli. La nostra filiera non ha questi muscoli. Il mercato non ha i muscoli per prendersi un passaggio del 10% di pass-through. Quindi a questo punto c'è una grandissima differenziazione.
Ci saranno player che sono numeri uno del mercato, hanno un buying power molto forte e quindi riescono a imporre un passaggio. Altri che invece sono in un mondo come le piccole realtà che non ce la faranno. E le multinazionali tascabili, anche lì dipende dal mercato: ci sono mercati dove riescono a passarlo, mercati dove riescono a passarlo in maniera drammatica, cioè ora mi fa un esempio di un mercato in cui non si riesce. Le multinazionali tascabili rischiano di più.
Il mercato come l'America: una multinazionale tascabile non ha la scala per vivere in un mercato come l'Europa, probabilmente non ha la capacità di adattarsi a 10.000 rivoli, ancora non ha la possibilità di pensare a penetrare un mercato cinese con i problemi geopolitici di unbundling. Ci sono quindi anche lì come minimo quattro scenari da guardare contemporaneamente, a cui le risposte di un'azienda sono completamente diverse.
Quindi anche sulla redditività le risposte sono diverse, e quindi sulla possibilità di finanziare investimenti praticamente diverse, drammaticamente diverse. Ci può essere anche, noi parliamo assumendo il criterio della penetrazione commerciale quasi come se fosse l'unico parametro, quindi l'export. Poi bisogna vedere quanto costa tenere le quote di mercato, no? Sicuramente in questa situazione andremo a una redditività più bassa, quindi a un ciclo di investimenti più bassi, quando invece ne servirebbero di più.
Ripeto ancora: secondo me non c'è una risposta. Ci sono alcune aziende che invece stanno sperimentando delle rigidità molto alte, l'energetica e anche persino l'automotive negli ultimi sei mesi hanno chiuso dei bilanci splendidi. Quindi ancora c'è un grandissimo divario. La complessità di quest'anno è che c'è un sito che sta pensando a come fare restructuring, c'è un altro che sta invece pensando come fare l'espansione, c'è uno che sta pensando come uscire dalla Cina e l'altro come fare la strategia della Cina. Siamo veramente, io quando entro mi faccio una conversazione con i nostri partner e i nostri clienti, sono conversazioni completamente diverse.
Per esempio, un altro esempio: parlavamo della nostra struttura di filiera, delle industrie che spesso sono familiari. Molto in questi anni il fenomeno di espansione, di somma di transizione anche di queste aziende, passato tramite l'intervento di private equity, venture capital che entravano in queste aziende, che li aiutavano, che entravano con il 40%, l'80%. Sembra non sempre fare sesso, ma spesso li aiutano. È stato uno dei vettori utili. Adesso per un certo periodo questo scompare, perché non c'è più leva. Da questo punto di vista è difficilissimo fare delle azioni ad alta leva. Vi sarà un sei mesi, un anno, dove non vediamo più queste cose, e quindi ci saranno delle aziende che in questo periodo hanno bisogno di fare le cose, non è facilissimo, bisogna guardarsi indietro. Quindi ci sono tanti microcosmi, tante risposte per il tipo di filiera, per il tipo di azienda.