Segue oggi il ciclo di audizioni informali nell'ambito dell'esame in sede referente della proposta di legge Camera 2360 di iniziativa della deputata Schlein, recante istituzione dell'Agenzia per il cinema e l'audiovisivo a cui sono abbinate le proposte di legge Camera 2578 di iniziativa del deputato Mollicone e Camera 2731 di iniziativa del deputato Amato. Sono presenti il dottor Giampaolo Rossi, amministratore delegato della RAI, il dottor Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema Spa, la dottoressa Maria Pia Ammirati, direttore di Rai Fiction, accompagnati dal dottor Di Gregorio, direttore dello staff dell'amministratore delegato, Bianca Maria Sacchetti e Maria Teresa Lucia, componenti dello staff dell'amministratore delegato e Francesco Pultrone delle relazioni istituzionali. Saluto e ringrazio per aver accolto l'invito della commissione. Chiedo l'assenso in merito alla trasmissione dell'audizione sulla web tv della Camera dei Deputati. e cedo la parola per gli interventi. Prego.
Grazie. Grazie, presidente. Allora, onorevole presidente, onorevoli commissari, vi ringrazio per l'invito a prendere parte alla presente seduta. Nel mio intervento desidero partire da un elemento che reputo dirimente nel dibattito sulla RAI e quindi più in generale sul sistema audiovisivo. In questa fase storica di grande cambiamento per il settore è importante chiarire anche rispetto al nostro ultimo incontro qui in commissione cultura, quanto l'azienda si è impegnata nell'attuazione del suo nuovo piano industriale che definirei ambizioso e senza precedenti, finalizzato a completare la trasformazione di RAI da Broadcaster tradizionale a Moderna Digital Media Company, in grado di operare con centralità e autorevolezza all'interno di un ecosistema mediale profondamente mutato rispetto al passato. Si tratta di una trasformazione strutturale che investe in modo sistemico i modelli editoriali, l'organizzazione, le modalità, gli spazi, le sedi di lavoro, le infrastrutture tecnologiche, nonché la sostenibilità economica e finanziaria e ambientale. E in questo senso il grande piano industriale immobiliare che sta attuando la RAI va proprio in questa direzione. È un vero e proprio cambio di passo che non si esaurisce in un semplice adeguamento tecnologico, ma rappresenta una metamorfosi culturale e di visione, una RAI proiettata al futuro che resta però fedele alla propria identità, al proprio racconto della nazione, accogliendo anche sfide nuove, tra queste, ad esempio, l'idea di sperimentare rivisitando e riadattando l'organizzazione dei nostri palinsesti, anche rispetto alla prima serata, il cui avvio negli ultimi anni sulla scia di strategie e di meccanismi dei nostri competitor che poi in qualche modo il servizio pubblico ha seguito, si è oltremodo dilatato discostandosi dagli stili di vita degli italiani e dai formati in linea con gli standard europei. Come noto, fulcro della potenza digitale del servizio pubblico è RAIPlay. RAIPlay è una sorta di ecosistema mediale che costituisce una vera e propria case history europea, oltre 23 milioni di account attivi, una significativa penetrazione nella fascia under 35, un catalogo che supera i 7.000 titoli, che è molto più ampio di quello della BBC e per esempio del nostro principale competitor commerciale e non ha quasi uguali in Europa. Il nuovo piano industriale ne prevede un ulteriore potenziamento all'interno di una strategia distributiva integrata e multipiattaforma fondata su un utilizzo avanzato dei dati, delle profilazioni nel pieno rispetto dei principi di trasparenza e di tutela dell'utente, anticipando così il futuro e quello anche che sarà la naturale trasformazione del consumo audiovisivo. Parte integrante di questo progetto è anche la valorizzazione delle teche Rai che è un patrimonio di straordinaria rilevanza storica e culturale. Anche questo, le teche, quasi un patrimonio unico in Europa, al fine di renderlo sempre più vivo, accessibile, fruibile attraverso investimenti mirati in tecnologie, impianti e competenze che individueranno nel polo piemontese di Torino il centro nevralgico per la digitalizzazione e il rilancio di tutto il materiale delle teche senza eguali. In questa, come in altre operazioni in corso, ovviamente gioca un ruolo anche l'intelligenza artificiale che non è solo una leva di innovazione tecnologica ma ormai una infrastruttura strategica in grado di ridefinire processi, servizi, costi, tempi decisionali, priorità, rapporti di forza lungo l'intera catena del valore economico e sociale. Siamo di fronte proprio a una nuova era che pone anche questioni etiche decisive che richiede a RAI un approccio capace di mantenersi equidistante sia dalle resistenze difensive sia dalla mistica del progresso, come diceva Leopardi, adottare l'innovazione con responsabilità, governarla con senso critico, accompagnare l'azienda in un percorso di analisi e studio al momento ancora in fase embrionale, che tenga conto pure degli impatti e dei rischi oltre ovviamente ai vantaggi palesi. Non negoziabili restano per noi la valorizzazione e la responsabilità umana fondata su governance, sicurezza, trasparenza, controllo delle decisioni e la cosiddetta etica di frontiera, come richiamato più volte da padre Paolo Benanti, un'innovazione che tuteli professionisti e creatività, migliori la qualità dei contenuti e del lavoro e lo faccia attraverso azioni concrete, policy dedicate, un tavolo operativo sul tema e un percorso strutturato di formazione nella consapevolezza che nessun processo tecnologico sarà mai sostenibile se a crescere insieme non sia anche la capacità delle persone di guidarlo. La RAI con i suoi oltre 12.000 dipendenti che in linea con i numeri degli altri broadcaster in Europa, rappresenta la prima industria culturale e il principale motore della filiera audiovisiva nazionale che comprende cinema, fiction, documentari, animazione. Ovviamente quando intendiamo filiera dell'audiovisivo noi non consideriamo gli altri generi all'interno dei quali la RAI opera attivamente dall'intrattenimento all'informazione alla divulgazione culturale e scientifica. Attraverso i propri investimenti l'azienda agisce come hub industriale, moltiplicatore economico e occupazionale, sostenendo la creatività italiana e generando valore diffuso lungo l'intera catena produttiva. Considerate che nel 2024 sono stati 560 milioni a sostegno del comparto, di cui 127 nelle fiction italiane, 103 in film, 30 in contenuti per minori, 92 milioni annui destinati ai costi per i diritti d'autore, 60 di indotto per l'intera area industriale legata a servizi di produzione e 15 per le agenzie di informazioni coinvolte. Un ulteriore esempio del grande sforzo muscolare che la RAI rivolge all'investimento sul prodotto è quello relativo per esempio alla spesa per i diritti sportivi che negli ultimi 5 anni si è attestata su oltre 1 miliardo di euro, finalizzato a garantire in chiaro i grandi eventi internazionali e lo sport tutto. Siamo ovviamente alla vigilia delle Olimpiadi di Milano Cortina che avranno anch'esse la RAI come broadcaster di riferimento. A conferma di quanto fin qui detto, la RAI è il broadcaster di servizio pubblico con il più alto rapporto fra investimenti per la programmazione e finanziamento pubblico. Per ogni euro di canone la RAI investe 1 euro in prodotto con un indice pari al 99%. Mentre gli altri competitor europei, per fare degli esempi, si attestano su valori molto più bassi: France Télévisions 86%, BBC 73%, ZDF 61%. E anche il contratto di servizio a indicare con chiarezza la via, ribadendo il compito da parte di RAI di sostenere l'industria audiovisiva nazionale e le arti visive, promuovendo creatività, imprese culturali, talenti emergenti e sperimentando nuovi formati e linguaggi nelle produzioni interne e nelle coproduzioni internazionali. Rai Cinema, su cui poi si soffermerà il dottor Paolo Del Brocco, si conferma primo produttore europeo per numero di film stanziati e autentico laboratorio culturale capace di investire su nuovi professionisti e di contribuire in modo determinante alla costruzione dell'immaginario collettivo. Come spiegherà poi il direttore Maria Pia Ammirati per la fiction, nel triennio 2023-2025 la RAI resta leader della fiction italiana con 111 titoli in prima visione, quasi 1400 ore di produzione realizzate in collaborazione con 25 società, 50 registi, 160 sceneggiatori in un turnover di circa il 25%, nonostante, va sottolineato, il budget a disposizione per la realizzazione di fiction sia diminuito rispetto a 10 anni fa e ben distante da quello degli altri broadcaster pubblici europei. Basti pensare a BBC con 376 milioni, a France Télévisions con 300 milioni e la tedesca ZDF addirittura con 400 milioni. La Fiction Rai registra ascolti in crescita con una media di 3,9 milioni di spettatori nell'ultimo anno e rappresenta un pilastro dell'offerta digitale concentrando circa la metà delle visualizzazioni su RAIPlay. Assistiamo proprio a un cambiamento di modelli di fruizione del contenuto lineare. Rai Fiction e Rai Cinema sono veicolo di letteratura, cultura, pongono la massima attenzione anche alla modalità di produzione, agli effetti che ogni scelta può avere sul contesto e sul paesaggio in cui vengono realizzate le opere. Generano un impatto positivo sul turismo. Ad oggi sono state 19 le regioni italiane location di riprese e sull'indotto e costruiscono un racconto popolare non omologato e standardizzato, presidio di identità nazionale, di memoria storica, capace di competizione sui mercati esteri e di penetrazione internazionale ormai strutturale. Il biennio 2024 e 2025, basti pensare con i ricavi delle vendite delle fiction Rai si aggira intorno agli 11 milioni. Ne sono esempio produzioni come Il Conte di Montecristo e Sandokan, eventi di grande successo internazionale in grado di parlare a pubblici intergenerazionali o film come Io Capitano, candidato all'Oscar, Napoli New York e Follemente, un vero e proprio caso venduto in più di 100 paesi. Le narrazioni RAI affrontano inoltre temi civili e sociali legati ai principali obiettivi del nostro contratto di servizio. Storie che sono spazio di riconoscimento, confronto e coinvolgimento emotivo. Si tratta di finestre credibili sia sul contemporaneo, permettendo di leggere e interpretare al meglio il presente con le sue contraddizioni e tensioni, sia sulle nostre radici storiche. Anche il genere documentario rappresenta un asset strategico nella missione del servizio pubblico per il suo posizionamento internazionale, per la crescita culturale della nostra nazione, nonché per la promozione della nostra immagine nel mondo, anche attraverso il prestigioso canale dei vari festival che la documentaristica attraversa. I dati produttivi attestano la leadership di RAI nel settore con una stagione 2024-2025 in cui sono stati realizzati in Italia 223 documentari di cui 109 prodotti dalla RAI che si conferma principale committente e produttore nazionale. Per quanto riguarda invece l'animazione, segmento di valore culturale educativo industriale impareggiabile, la RAI svolge un ruolo determinante come primo investitore in animazione in Italia e tra i principali a livello europeo al fianco di BBC e France Télévisions, contribuendo in questo modo allo sviluppo di competenze creative produttive e un vero e proprio ecosistema industriale nazionale. Rafforzare la RAI significa rafforzare l'intero comparto dell'audiovisivo della Nazione, nonché definirne sempre meglio immaginario e valori, con risorse di gallunga inferiori rispetto ai principali broadcaster europei e con un canone soggetto alle maggiori trattenute, la quota percepita reale della RAI l'86,4% dell'intero canone, non adeguato all'inflazione dal 2017, come sarebbe invece previsto dal TUSMA. La RAI si distingue per performance a livello di ascolti, ampiezza e diversificazione dell'offerta. Basti pensare che nel 2024 la RAI ha prodotto 110.000 ore di produzione rispetto alle 57.000 della BBC e per numero di canali. La RAI ha l'offerta di canali maggiore a livello europeo, 14 quelli televisivi, 12 canali radiofonici, quattro le piattaforme digitali. Non c'è broadcaster pubblico tra i maggiori in Europa che ha una quantità di produzione e di piattaforme distributive come la RAI. Teniamo presente anche che la RAI è soggetta ai limiti di affollamento pubblicitario, i quali impediscono di colmare il mancato adeguamento del canone e soprattutto di operare nel mercato in modo dinamico. A proposito dunque dell'esigenza più volte segnalata dal settore di rafforzare la dimensione industriale del cinema e dell'audiovisivo senza rinunciare alla pluralità culturale e la funzione pubblica del sostegno nel merito delle proposte di legge oggetto della presente audizione, ritengo utile di concepire un impianto complessivo di riordino che affronti i nodi reali e le debolezze del sistema. Innovazioni nella tassonomia, accesso ai contributi, strumenti finanziari più agevoli, governance snella e trasparenza e vicinanza ai territori. Risorse pubbliche adeguate, certe e stabili costituiscono la condizione imprescindibile per garantire autonomia e competitività, oltre che qualità del servizio pubblico in uno scenario con abitudini di consumo modificate e sempre più dominate dagli over the top, dai grandi player globali in rapida espansione. La RAI è chiamata a rafforzare il proprio ruolo a garanzia di pluralismo, accessibilità, eccellenza produttiva, nonché di avanguardia tecnologica e culturale, così da poter al contempo custodire la memoria e valorizzare la sperimentazione. Investire nella qualità, sostenere i nuovi talenti, mantenere una vocazione autenticamente intergenerazionale e puntare sulla internazionalizzazione sono tutte condizioni essenziali per continuare ad essere centrali nella vita culturale e industriale dell'Italia in piena coerenza con il contratto di servizio e con la visione che ci lega come servizio pubblico. Grazie. Passo ora la parola al dottor Del Brocco per cinema e poi la dottoressa Ammirati e poi proseguiamo con lei quesiti.
Mi raccomando di guardare in camera e alzare la voce perché i microfoni sono corti e spesso non arriva lo streaming.
Allora, buongiorno. Buongiorno e grazie all'onorevole presidente della commissione. Onorevoli commissari, ringrazio la commissione per l'invito ad offrire un contributo sulle proposte di legge in esame, dandomi l'opportunità di esprimere alcune considerazioni sul possibile e probabilmente necessario riordino dell'attuale contesto di regole relative al settore dell'audiovisivo e del cinema in particolare. Aspetti che... Eccoci qui. Preliminarmente vorrei richiamare i due pilastri normativi per l'industria audiovisiva italiana e cioè da dove tutto è iniziato e cioè la legge 122 del 98 poi confluita e affinata nei successivi testi unici dei servizi di media audiovisivi che ha introdotto nel quadro dell'anometria europea il meccanismo delle quote obbligatorie di investimento e programmazione e la legge 220 del 2016 che ha armonizzato il quadro di settore e consolidato gli strumenti di sostegno. La legge cinema, insieme ai successivi interventi correttivi adottati nel tempo da governi diversi con l'obiettivo di rafforzarne l'efficacia, ha rappresentato un passaggio decisivo per lo sviluppo dell'intero comparto ed è stata in parte presa riferimento anche da altri paesi, pur facendo emergere alcune criticità nell'esperienza applicativa che ormai è doveroso affrontare. Nel rispetto della normativa europea in tema di aiuti di stato è senza dubbio irrinunciabile il sostegno alla produzione indipendente che ha rafforzato la capacità dell'Italia di raccontarsi e di consolidare la propria cultura all'estero costruendo una library nazionale di contenuti che costituisce un asset strategico, economico e identitario. Questo sistema ha sostenuto tutta l'industria nell'intera filiera della produzione e distribuzione anche in momenti di particolare criticità, soprattutto nella fase di Covid e post Covid. Per quanto riguarda il cinema, per darvi un'idea dei numeri dell'ultimo anno, i numeri ci confermano un ritorno ai livelli prepandemici. Nel 2025 gli incassi complessivi si sono attestati a circa 500 milioni di euro con circa quasi 70 milioni di biglietti venduti, confermando sostanzialmente i dati del 24. Il cinema italiano ha fatto boom in termini di quota di mercato perché ha avuto una quota di mercato pari al 33% sia in termini di incassi che di presenze, registrando il miglior risultato dal 2016 superiore anche alla media del decennio 2010-2019. Nel 2025 l'incasso totale è stato di 163 milioni con 23 milioni di biglietti venduti, dato che è addirittura superiore al 2019, anno in cui era un anno di grande spolvero, diciamo, del nostro mercato. Tra i cinema che si è consolidata nel corso degli anni diventando un importante motore di crescita e fondamentale spinta per il cinema italiano, ha avuto un impatto culturale perché rispetto a un cambiamento del mercato caratterizzato dalla globalizzazione di contenuti sempre meno identitari, è andata in una direzione opposta, con grande responsabilità verso i contenuti e a difesa della produzione nazionale, rappresentando così un punto di equilibrio di un'industria cresciuta ma molto più complicata oggi rispetto al passato, continuando ad essere protagonista nella narrazione nazionale, negli investimenti del sistema produttivo da cui nascono tutte le economie di sfruttamento della filiera dell'audiovisivo. In dettaglio, nella sua attività di supporto alla produzione indipendente dal 2016 e quindi da quando c'è la legge cinema che ha contribuito molto allo sviluppo della nostra industria, Rai Cinema ha coprodotto o contribuito a realizzare 675 film di cui 347 opere prime e seconde e 378 opere documentalistiche investendo quasi 800 milioni di euro, collaborando con 413 partner produttivi in ragione di un pluralismo produttivo che è centrale per la RAI e per Rai Cinema ed è nell'interesse dell'intera industria. Ha collaborato con 842 registi, centinaia di sceneggiatori e decine di migliaia di maestranze. Ha distribuito in sala con 01 Distribution, la nostra arma distributiva, 262 titoli con un box office di 424 milioni di euro con grande beneficio dei produttori indipendenti, con una quota di mercato media del 10% con quasi 70 milioni di biglietti venduti e mediamente negli anni è stato il primo distributore sala del mercato italiano di nazionalità italiana. Naturalmente, a parte le major, e poi ha distribuito in sala, grazie ad altri operatori, circa 600 titoli. Molto importante è stato anche il recente contributo selettivo di recente introduzione per l'identità culturale nazionale, perché probabilmente questi tipi di contributo hanno aiutato a realizzare alcuni titoli come ad esempio Il Nibio, Napoli New York, L'Abbaglio, ma anche alcuni titoli in uscita come La Festa della Rivoluzione sull'impresa fiumana di Gabriele D'Annunzio o più recente Bianco di Daniele Vicari sulla storica spedizione del grande Prisma Walter Bonatti, e sono solo alcuni. L'impatto è mutato lo scenario, l'impatto della crisi pandemica ha determinato questo mutamento molto rilevante. È stata data una risposta straordinaria per evitare che il sistema collassasse da tutte le istituzioni, dai ministeri e l'incremento delle risorse pubbliche, l'aumento della aliquota dei tax credit dei fondi disponibili hanno rappresentato un intervento decisivo per la tenuta industriale. Altro elemento è stato il contemporaneo sviluppo delle piattaforme streaming che ha incrementato la domanda di contenuti con un'immissione di risorse nel sistema, generando un aumento rilevante delle produzioni fino a configurare una dinamica di bolla che ha comunque determinato, occorre evidenziarlo, un contesto di piena occupazione. Parallelamente l'acquisizione di imprese produttive italiane da parte di importanti internazionali, spesso operazioni accompagnate da strategie sovranazionali di questi gruppi, ha contribuito ad incrementare ulteriormente i volumi produttivi. Tutti questi elementi sopraccitati hanno determinato sicuramente alcuni effetti positivi all'industria come l'innalzamento della qualità produttiva e una piena occupazione del settore, ma hanno anche prodotto, al termine della suddetta bolla di cui dicevo prima, fenomeni inflattivi quali un aumento di costi medi di produzione tra il 20 e il 40% per quanto riguarda il cinema. In questo contesto di mercato si è assistito anche, purtroppo, ad alcuni fenomeni distorsivi che hanno danneggiato in primis l'intero comparto e di cui tanto si è discusso negli ultimi mesi, dall'altro al progressivo esaurimento delle risorse pubbliche stanziate con ricaduta sull'efficienza della macchina amministrativa. L'aumento dei costi e la crescita complessiva dei produzioni hanno determinato un incremento del consumo del tax credit fino ad arrivare al fenomeno dello sforamento delle risorse disponibili. Siamo quindi oggi alla fine di un momento che richiede un doveroso rigore e responsabilità da parte di tutti gli attori del comparto. La riduzione del fondo, a nostro avviso, pur significativa per il 2026 può essere gestita, ma proprio per questo è auspicabile una nuova legge di riordino. Il rigore, infatti, deve essere accompagnato da misure strutturali che riducano le criticità di accesso e rendano il sistema maggiormente sostenibile ed efficiente. Quali sono le criticità, a nostro avviso, maggiori dell'attuale sistema? Salvo l'esigenza di preservare, seppur con i necessari aggiustamenti, uno strumento virtuoso e vitale come il tax credit, la cui funzionalità va assolutamente preservata proprio per garantire la competitività del sistema audiovisivo italiano e senza il quale un grande numero di opere non sarebbe stato realizzato. In questo senso, nell'ambito di un riordino della legge, oltre ai necessari correttivi che possano efficientare, vanno risolte alcune criticità, ad esempio la variabilità e la complessità delle regole di accesso al credito fiscale che ha determinato nel tempo una stratificazione di adempimenti amministrativi a carico degli operatori troppo pesante. L'indeterminatezza temporale dell'apertura delle finestre per la presentazione delle relative domande incompatibile con l'esigenza di pianificazione delle attività produttive e distributive e tempistiche di riconoscimento del credito dilatate con l'incremento degli oneri finanziari per l'accesso al credito bancario. Quindi si possono proporre alcuni interventi per contrastare alcune criticità, ripeto, di una legge che comunque ha dato tantissimo alla nostra industria del cinema: regole chiare e stabili unite alla semplificazione degli adempimenti amministrativi richiesti, tali da permettere alle imprese di programmare le proprie attività produttive e finanziarie con un adeguato orizzonte temporale; introdurre finestre certe definite ex ante articolate su sessioni fisse e prestabilite nel corso dell'anno; efficientare i processi di riconoscimento del beneficio fiscale, ovvero di erogazione di contributi selettivi. Sappiamo che oggi c'è uno sfasamento temporale molto ampio e a questo proposito mi sembra molto positivo quanto suggerito dalla proposta di legge 2578 in relazione all'affidamento della tesoreria del fondo ad un intermediario bancario sottoposto a vigilanza prudenziale quale ad esempio l'Istituto del Credito Sportivo, ma anche altri. E in ragione della limitatezza delle risorse adottare una serie di misure volte a garantire al maggior numero di operatori possibili l'ottenimento dei benefici senza però arrivare poi a questo problema dello sforamento. Come si può fare questo? Probabilmente riducendo le attuali aliquote dei tax credit, rendendole inversamente proporzionale all'entità dei budget, oppure in un'ottica di massima semplificazione reintrodurre un'unica aliquota inferiore chiaramente a quella attuale, applicabile a tutti i progetti e a tutti gli operatori. Intensificare i controlli già in fase di domanda preventiva, rendendo la richiesta di congruità del budget dei budget produttivi strutturali e non a campione come previsto oggi. Riguarda i contributi selettivi, privilegiarne la destinazione alle opere che più necessitano di sostegno economico, quali opere prime, opere giovani autori, opere di ricerca e innovazione, i cosiddetti film difficili o dei grandi autori, a quelli che esprimono la nostra identità culturale. Per quanto riguarda, vado alla fine, a prescindere quindi dalla soluzione legislativa che si sceglierà di percorrere, creando un ente ad hoc oppure riorganizzando gli uffici del MIC, è prioritaria una riforma strutturale che appunto prenda in esame tutte queste criticità e le risolva, che nel segno sempre del rigore e della responsabilità renda il sistema più semplice, accessibile e strategicamente funzionale, superando le criticità operative oggi emerse e consentendo a questo settore industriale di crescere e di continuare a esprimere una forte capacità produttiva e creativa e soprattutto di portare nel mondo la nostra cultura. Grazie.
Grazie. Passiamo la parola ora a Rai Fiction con la dottoressa Ammirati.
Grazie. Grazie presidente e onorevoli deputate e deputati grazie dell'invito. In premessa si deve ricordare che il settore audiovisivo rappresenta, come appena già ricordato l'amministratore delegato Rossi e come anche sottolineato l'amministratore delegato di Rai Cinema, un comparto strategico per il paese sia sotto il profilo economico, occupazionale e naturalmente culturale. Faccio solo alcuni riferimenti di numeri per il solo settore delle opere fiction, per la TV e per il VOD, la composizione sia declinato come SVOD, TV, AVOD, eccetera. La composizione del budget di produzione è risultata così articolata nell'anno con circa 400 milioni di investimento, 3 di minimo garantito nelle coproduzioni e circa 252 milioni di contributi pubblici, principalmente parliamo di tax credit. Quindi i risultati ottenuti in questi anni, compresi risultati naturalmente numerici di investimento, compresi gli investimenti che ogni anno fa RAI, in particolare sull'audiovisivo, sono stati conseguiti in una fase di forte espansione della serialità sostenuta sia dalla domanda di contenuti da parte dei fornitori di servizi di media audiovisivi lineari e, come abbiamo sottolineato già prima, soprattutto non lineari, soprattutto se ci riferiamo alla nostra piattaforma proprietaria che è RAI Play, e naturalmente dall'incentivo fiscale del credito di imposta che è stato determinante per consentire lo sviluppo della produzione nazionale e internazionale conservando la titolarità dei diritti di sfruttamento. Il settore audiovisivo scripted a cui io mi riferisco (e quindi non scripted, parla dell'intrattenimento, io mi riferisco solo a questo) vive ora a livello internazionale una fase di criticità nonostante la grande espansione e la grande richiesta di serialità. Una criticità caratterizzata da incertezza e da una riduzione degli investimenti da parte dei fornitori dei servizi di media, dai rallentamenti aggravati dalle enunciate novità normative e da un aumento dei costi di produzione post Covid, cosa che ha sfiorato anche il più 40% dei costi di produzione. Per questo motivo qualsiasi intervento legislativo oggi dovrà essere finalizzato a continuare a sostenere la crescita e la competitività conseguite a livello internazionale con il racconto italiano attraverso regole certe e condizioni sostenibili. L'attuale impianto normativo che disciplina il settore cinema e audiovisivo in Italia è costituito dalla legge 14 novembre 2016 n. 220 con le sue successive modifiche di integrazione anche di carattere regolamentare. Contesto normativo, quindi, che risale a circa 10 anni fa, un arco temporale nel settore del cinema e dell'audiovisivo notoriamente caratterizzato da rapidi, radicali e profondi cambiamenti, che corrisponde ad un periodo particolarmente lungo, essendo mutate sia le tecniche di sviluppo (basti pensare all'ingresso, per esempio, della intelligenza artificiale nella produzione di contenuti nuovi audiovisivi) sia nelle modalità di fruizione sia nei costi di produzione, come appena detto. Basti pensare allo sbarco, per esempio, delle piattaforme digitali, tra cui Amazon Prime Video e le altre che sono venute dopo, che è debuttato ufficialmente in Italia nel dicembre 2016 a Netflix, eppure nel settembre del 2016 arriva in Italia e che sempre in quell'anno fatturava globalmente meno di 9 miliardi di dollari, mentre nell'anno 2024 è arrivata a circa 40 miliardi di dollari, evidenziando quindi una crescita esponenziale del proprio fatturato complessivo mondiale. Ad oggi risulta evidente come siano intervenute importanti e radicali trasformazioni nel mercato, mercato sia nazionale che internazionale, tali da imporre un ripensamento sistematico completo di tutto il quadro normativo nazionale in materia di cinema ed audiovisivo. Nell'operare quotidianamente a contatto con realtà nazionali ed estere, si percepisce con chiarezza come gli operatori economici direttamente coinvolti nella filiera avvertano la necessità di una stabilizzazione delle regole del settore. In questo mercato il servizio pubblico ha mantenuto una posizione di leadership nel comparto della fiction, confermandosi come principale punto di riferimento per il pubblico generalista e come primo investitore nazionale nella produzione audiovisiva in coerenza con quanto previsto dall'articolo 14 del contratto di servizio, ovvero assicurando un adeguato sostegno allo sviluppo dell'industria nazionale dell'audiovisivo attraverso l'investimento della produzione indipendente. In media il volume produttivo annuale della fiction Rai può essere così suddiviso, ricordando come diceva prima il dottor Rossi che noi produciamo per il mercato italiano più del 70%, circa 72% del prodotto, che in soldoni significa circa 40 titoli di serialità, quattro TV movie e tre docufiction con circa 400 ore di programmazione anno, 120 prime serate prime time originali per Rai 1. Sono circa quattro prime serate a settimana e milioni di visualizzazioni sulla nostra piattaforma proprietaria su RAI Play. Basti ricordare solamente il caso e il successo clamoroso anche globale di Mare Fuori che oggi su tutte e cinque le stagioni cuba circa 150 milioni di visualizzazioni. E di questi, 23 milioni sono naturalmente visualizzazioni che raramente si vedono nel mondo, quindi quantità veramente incredibili. Di questi due terzi circa sono progetti originali, parliamo di tutto il volume. Un terzo è composto da sequel, propria dizione del dinamico rapporto tra ripetizione e tra tradizione e innovazione che noi pratichiamo ogni giorno. Questo volume, questa massa che è accompagnata anche da una grande qualità del prodotto che in questi anni è molto cresciuta, mira a rispettare le disposizioni in materia di promozione delle opere europee italiane come stabilite dalla normativa vigente, valorizzando nella definizione degli assetti contrattuali dei diritti di utilizzazione e di sfruttamento delle opere, le opere di espressione originale italiana in coerenza con la normativa primaria e relativi regolamenti attuativi. Per realizzare questa offerta composita, la RAI collabora ogni anno in media con circa 29 società di produzioni indipendenti. Facendo un rapido benchmark anche europeo, noi siamo a livello di BBC che utilizza circa appunto 20 produttori indipendenti l'anno, tra gruppi naturalmente, tra grandi gruppi, piccole e medie imprese, e con anche l'ingresso ogni anno di circa 5-6 nuove società proprio per dare il senso di turnover e di cambiamento. In questa massa qualitativa di prodotto, noi utilizziamo naturalmente molte migliaia di maestranze sul territorio. Ho tenuto conto che noi giriamo sul territorio italiano praticamente in tutte le regioni italiane con un grande apporto da parte di talent. Siamo comunque la palestra più importante per la scoperta di giovani attori e giovani attrici. E quest'anno, per esempio, faccio pochi numeri, hanno lavorato con noi circa 50 registi, di cui il 30% donne, e circa 160 sceneggiatori, di cui il 60% donne. Ancora molto distanti, naturalmente, dai budget, sempre per fare rapidi benchmark europei, dai budget europei per la realizzazione di fiction a disposizione di altri importanti broadcaster di servizio pubblico come la BBC che ha 376 milioni di sterline, la France Télévisions che ha 300 milioni circa e la tedesca ZDF con 400 milioni di euro. Rai con uno stanziamento economico invariato ormai da diversi anni si propone con la quantità e qualità dell'offerta che le consente comunque di imporsi e di essere riconoscibile oltre che altamente competitiva sia sul lineare sia sulla piattaforma digitale RAI Play sia
Naturally abroad, as CEO Rossi mentioned earlier, we have seen a 40% increase in sales of our titles to foreign countries, including America, with whom we not only co-produced 'My Brilliant Friend' with HBO but also had relationships with the latest version of 'Doc,' our very important series adapted by Sony. Rai fiction tells the story of the country through works in various genres, from crime to drama, coming-of-age to thriller to rom-com, intersecting all the themes in the service contract: attention to youth, adolescence, the showcase of Made in Italy and our lifestyle, sport, health culture, digitalization, environment, sustainability, and social and cultural inclusion. These themes become stories and characters that interpret current events and the values preserved in our national history. Think of the great successes of major literary adaptations, like 'My Brilliant Friend' co-produced with HBO, the story based on Morante's book, recent hugely successful series like 'Sandokan,' biopics on great figures of Italian culture like Leonardo, Arnoldo Mondadori, Tina Selmi, Mameli, Marconi, Margherita, Leopardi, and the latest TV movie on Giovanni Pascoli's family novel. In this context, a system-wide reflection on current regulations is very important to update tools, procedures, and definitions to make them adequate for the transformation phase the sector is undergoing. An update that ensures stability, sustainability, and competitiveness while preserving the cultural and industrial function of Italian audiovisual. Thank you.
Thank you. We begin with the questions. I'll start with a question to the CEO, particularly regarding the analysis of RAI's vision and the duties of Rai Fiction and Rai Cinema: to what extent does RAI respond to the so-called dictatorship of the algorithm, and how much does it tell an authentic, real story without falling into stereotypes and homogenization often found in global products when they talk about our national narrative? Then to Del Brocco of Rai Cinema, I would like to ask about the importance and impact of tax credit on distribution. For Rai Fiction, what is the international positioning of Rai fiction that you mentioned, and could you specify better the foreign sales and how international co-productions affect the diffusion of our country's image? Please also colleagues, ask all questions first then answers. Cangiano, Grippo, Orfini. Please.
Well, thank you, President. I thank the audience for the interesting food for thought, and I also take the opportunity to thank RAI, which despite an increasingly competitive context, including new platforms, continues to guarantee a credible, quality public service. I have a series of questions, based on the topics you can freely decide who answers. I'll start with the Mollicone bill, which also includes a reorganization of tax incentives, to understand how RAI generally views the tax credit and its relationship with distribution. On fiction, Dr. Ammirati can tell us how it has changed in recent years, something already mentioned about Rai fiction's narrative, what themes and genres we can propose as new in the country. Thank you.
Colleague Grippo, please. And then Orfini.
Thank you. First, a general consideration and question, then another more specific on the topic of cinema and fiction. More general consideration: in the hearings we've had so far, we have two somewhat contradictory inputs. On one hand, from the numbers and what we are told, we objectively register good health in Italian cinema and audiovisual, and we are happy. On the other hand, from many parties, both large players and independents, a serious issue is reported: a scenario of uncertainty that from March onward creates great doubt about how to proceed, so much so that all political parties have unanimously had to intervene with corrective amendments, for example on the overshooting issue you mentioned, but generally on the theme of uncertainty. So I have perceived a general satisfaction with the basic regulatory framework generated by the combined provisions of the Franceschini law on tax credit and the TUSMA on windows and investment quotas. So the big themes and a request to politics to make norms that give greater stability and simplification, which is the direction of the proposed agency laws. The question is: is the current regulatory framework good, except for simplifying and funding it, or is there something else to make it implementable? Second question, more technical: Rai Cinema/Fiction. When dealing with the tax credit, various solicitations have arrived, even for the reasons you mentioned. After 10 years, some things have changed in the world. You mentioned artificial intelligence, but among other things that emerged in hearings: on one side, the need to differentiate the tax credit system between national and international because they respond to different rationales: one to grow independent quality production, the other to attract foreign investments like Lice or other entities attract investments in other sectors. So the question is whether you think it is still correct to have a single tax credit system or if these two should travel separately. And the same question for cinema and audiovisual: it has been said multiple times that cinema and audiovisual have different production needs, complexities, and methods of attracting investments ex ante or ex post, because series already know from the beginning if and how they will be distributed and their financing sources, which is not true for film. I would like to know if you think a law today should differentiate the two financing methods for these two instruments. Thank you.