Pierilvio Berlusconi.
Buonasera. Buonasera a tutti. Buonasera.
È passato solo un anno, per noi, un anno direi decisivo e importante, ma quante cose sono cambiate in un anno. L'anno scorso qua noi eravamo a metà del guado con l'OPA lanciata su Prosens Times e il nostro progetto europeo partito 7 anni prima era ancora, diciamo, in bilico. Oggi, un anno dopo, abbiamo raggiunto la maggioranza e il controllo di Prosiben, abbiamo aggiunto una partnership che ci piace molto con un'azienda media portoghese impresa, Germania, Portogallo, Italia, Spagna, Svizzera, Austria. MFE è una realtà, direi un bel cambiamento.
Seconda cosa che è cambiata, non so se voi ve lo ricordate, oggi lo diamo per scontato, ma non è così. Solo un anno fa qui non era partita la ruota della fortuna, non c'era nessun annuncio, era già tutto deciso. Io ci lavoravo da novembre dell'anno prima, è partita la ruota della fortuna a luglio e lo dico con una punta di orgoglio, ma dicendo una cosa vera, ha cambiato un po' i destini e le proporzioni della televisione italiana, ma veniamo a noi.
MFE operazione coraggiosa mai fatta da nessuno. Grande agglomerato di aziende europee che si poggia sulla televisione generalista gratuita. Nessuno, a parte noi, ci aveva nemmeno pensato. L'abbiamo fatta, ci crediamo.
Da settembre stiamo lavorando, lasciatemi passare il termine, come dei pazzi. Abbiamo già ottenuto tanti risultati, ma vi devo dire che qualche settimana fa, nell'ennesima riunione, parlando di ristrutturazioni, di efficienze, di risparmi, di progetti, di intelligenza artificiale, di dove andiamo, di come fronteggiamo il totale ascolto che cade, la concorrenza delle piattaforme web, io ho detto fermi tutti, fermi, tutti sta diventando troppo complicata.
Quindi ho passato, è la verità, due giorni da solo e ho riscritto e poi condivisa e messa a punto evoluta una nuova strategia per MFE. Vorrei condividere i quattro punti chiave con voi. Su cosa si basa questa nuova strategia.
Obiettivi semplici e chiari. Torniamo al nostro essere. Che cosa siamo noi? Prima di tutto noi siamo editori, siamo editori televisivi, crediamo nella forza della televisione. Partiamo da qua, quindi investiremo sul prodotto. In Italia già avviene, proveremo a farlo negli altri paesi con coraggio e incontrendenza.
Perché credetemi, ormai conosco molto bene l'offerta spagnola e tedesca, anche ahimè francese e degli altri paesi. La televisione italiana è il benchmark grazie alla RAI e al fatto che ci sia stato negli anni un editore che non ha mai mollato dopo l'iman, dopo l'11 settembre, dopo il Covid con l'avvento delle piattaforme ha fatto e fa la differenza. Gli altri broadcaster europei, mi spiace dirlo, ma in difficoltà per le contingenze, le guerre, Trump, il totale ascolto, stanno tirando a campare, continuando a disinvestire.
Noi dobbiamo fare esattamente il contrario. L'avevamo messo in conto un pochino sì, ma oggi vogliamo partire con un'altra marcia. È evidente che i primi effetti saranno visibili forse nella prossima stagione, di sicuro nella primavera dell'anno prossimo. Questa è la base della strategia.
Sono quattro punti semplici semplici, ve li mostro con alcune slide. Una nuova strategia per una evoluzione tempestiva e concreta. Vi ho già detto praticamente tutto. Però dei progetti veri c'è una cosa che sta alla base di tutto, integrazione, sinergie.
Non dobbiamo dimenticare mai che noi da tre realtà più altre tre, Portogallo, Austria e Svizzera, dobbiamo costruire un'unica realtà più forte. Completamente integrata, fully integrated, come dicono i analisti, e organica, cioè che funzioni veramente come un organismo che su certe cose lavora come un tutt'uno.
Vi assicuro che non è per nulla semplice. Non ne lasciamo una. Parlo un secondo della Germania. Semplificazioni societarie, ristrutturazioni organizzative, revisione degli acquisti con ipotetici risparmi nella tecnologia, nei diritti, revisione dell'organizzazione tecnologica. Mi fa piacere dirvi che abbiamo una squadra infaticabile in Germania che è fatta dalle eccellenze tutte giovani, più giovani di me, a parte Marco Giordani e qualche altro, italiane, eccellenze italiane e dalle eccellenze tedesche e lavorano insieme alla grande e questa per noi è una bella notizia.
Dove siamo? Avevamo questa dimensione 2 miliardi e 8 di ricavi già tra i primi in Europa, a parte ITV, che tra l'altro non è un'Europa e mischia reti e contenuti. Questa è la nostra dimensione oggi. 6,7 miliardi di ricavi, più di tutti.
Ne approfitto per dirvi ricavi che sono e saranno in discesa perché perché stiamo semplificando lo spettro di partecipazione di Prosiben. Ne aveva un numero infinito intorno alle 130 e quindi nel farlo sono già state attuate, messe in atto sei vendite e ce ne saranno delle altre. Noi abbassiamo i ricavi perché rinunciamo delle attività, ma alziamo il margine e soprattutto creiamo risparmi per poter investire nella televisione e nei contenuti.
Questo è quello che avevamo annunciato al mercato. Sinergie in 4 anni tra 261 e 315 milioni di euro, distribuite nei primi 3 anni. È ovvio che queste sinergie hanno anche un costo e per arrivare scaricare a terra il loro potenziale ci mettono tempo. Questo era la distribuzione. 30 milioni tra costi e ricavi nel 26, 60 nel 27, 110 nel 28.
Guardate dove siamo. Abbiamo già raggiunto sinergie per 60 milioni, quindi siamo avanti di un anno ed altre efficienze raggiunte per 100 milioni.
Ora voglio fare l'ottimista, vi prego, se lo scrivete fatelo con prudenza. Secondo me queste aumenteranno sia una voce che l'altra, ma queste sono a casa e questi 160 milioni non sono risparmi, sono il punto di partenza per il vero primo punto della nostra nuova strategia che è una nuova spinta editoriale per una nuova televisione.
Vi ho già detto molto all'inizio. Dobbiamo riaccendere da editori televisivi i canali tedeschi e canali spagnoli. Riuso la stessa parola perché è giusta. Ci vuole coraggio perché vista la concorrenza delle piattaforme dei giganti del web e la tendenza del totale ascolto e divisione delle nuove generazioni, non è detto che pronti via arrivino gli investimenti, ma noi crediamo nella televisione, crediamo nel nostro mestiere, pensiamo e guardo Stefano Sala, amministratore delegato di MFA Advertising, che alzare i contatti televisivi e quindi la quantità di ciò che vendiamo debba essere il nostro punto di partenza, oltre che dare un prodotto migliore al pubblico nei diversi paesi.
Da dove partiamo? Molto semplice, dal benchmark. In Italia già lo facciamo, i risultati ci sono e come l'avete già vista un paio di volte qui è evoluta. Questa è la tendenza di ascolto del totale Mediaset negli ultimi 5 anni. Parliamo della stagione televisiva da settembre fino a luglio qui aggiornata a domenica scorsa. Come vedete siamo cresciuti in maniera netta sia nelle 24 ore che in prima serata. Sottolineo che non stiamo parlando di target o del nostro target, stiamo parlando di tutta la popolazione, caso unico in Europa.
Cosa è successa alla concorrenza? Tutta la concorrenza o quasi ha perso punti di share. Ora, per il quarto anno consecutivo, siamo di fronte al competitor pubblico e per il primo anno nella storia della televisione siamo di fronte al competitor pubblico anche nella prima serata classica.
Devo ripetere perché è giusto. Questa cosa fa parte dei nostri obiettivi, ci interessa? No, noi facciamo la gara con noi stessi, i nostri risultati, i contatti che diamo al mercato, ma è inevitabile dire soprattutto in un anno in cui ci sono state oltre che Sanremo, le Olimpiadi e i mondiali di calcio, che questi risultati mostrano un'evoluzione dell'offerta, lasciatemi dire, almeno moderna, il che non toglie tutti i problemi che la televisione gratuita oggi deve affrontare.
Un ultimo dato sull'oggi. Questa è la stagione di oggi in prima serata confrontata a quella dell'anno scorso. Come vedete cresciamo solo noi e la 7, unico altro editore puro, ma voglio sottolineare il +7 di Canale 5 in prima serata. Questo è aggiornato a domenica. Mondiali compresi è un risultato incredibile.
Capite che quando parlo della ruota della fortuna parlo di una case history internazionale e dico c'è una punta di orgoglio. Questi però sono i numeri editoriali, ma il vero numero è questo.
Poi abbiamo delle quote intorno al 55% del mercato pubblicitario perché abbiamo il 55% dei contatti pubblicitari prodotti dalla televisione italiana. Il riferimento non è il 38, il 37 o il 39, il riferimento è il quasi 56. Cresciuto di un punto percentuale quest'anno, voglio ribadire come crescere dal 55 abbia del miracoloso. GRP vuol dire gross rating point, sono i contatti lordi portati a casa da tutto l'ascolto su tutti i canali televisivi e questo è l'andamento 558 + 1%.
Benchmark, partiremo negli altri paesi, strada coraggiosa, percorso lungo, io ne sono pienamente convinto, ma c'è un futuro, la creazione di contenuti realmente cross mediali. Oggi tutti parlano di digitale. Digitale, intelligenza artificiale. Qua abbiamo davanti un oceano di opportunità, ma anche un oceano di rischi, diciamocelo onestamente.
Io ho due cose chiare. La prima, non dobbiamo copiare gli altri, cioè i giganti del web. Noi non siamo un fast food internazionale. Anche sul digitale dobbiamo far vivere il nostro essere. Certo, con prodotti sempre più evoluti che magari nascono in televisione, ma già pronti a girare su tutte le piattaforme.
È una sfida? Sì, l'ha fatto qualcun altro? Onestamente no. Solo noi in Italia. Due numeri, video visti nella stagione 25-26, 10 miliardi, followers dei profili Mediaset, 90 milioni, contenuti digitali prodotti e distribuiti nell'ultimo anno 162.000. Vi assicuro che è un numero rilevante sui social.
Questa è la classifica di tutto l'intrattenimento italiano. Bene, quattro dei primi cinque posti nel ranking sono prodotti di Mediaset MFE. Verissimo Grande Fratello, amici zeli, e arrivando ai 10 c'è qualcosa di simile.
Capite che abbiamo trovato una formula un po' magica, devo dire la verità, non così pensata, ma che è venuta col nostro essere editori TV e come lo siamo stati. Noi vorremmo provare a replicarla anche negli altri paesi. Sapete, abbiamo detto e voi, molti di voi hanno scritto che abbiamo creato anche un centro che riteniamo possa essere di eccellenza in Germania, dedicato all'intelligenza artificiale, ai contenuti e a tutto ciò che sta dietro ai contenuti. Ripeto, grande oceano di opportunità, anche di rischi, perché è un mondo tutto da esplorare.
Passiamo al prossimo punto, la creazione di un'unica digital platform europea. Questa è una delle colonne portanti nella nostra strategia internazionale. Siamo a lavoro, massimo della velocità. A gennaio partiremo con la piattaforma unica.
Abbiamo scelto il meglio dei paesi. Vi dico, ma non voglio allungarmi troppo, che il front end, cioè tutto ciò che viene percepito dagli utenti che distribuisce il contenuto è quello italiano di Infinity che è stato giudicato il migliore. Il backend, cioè tutta la tecnologia a supporto, la gestione delle registrazioni, dei profili, è quello tedesco di join. Partiamo da lì. A gennaio frontend, pochi mesi dopo il back end. Siamo arrivati? No, è l'inizio di un'evoluzione che non si fermerà mai.
Unica. Perché unica? Prima di tutto perché la sola europea tolto quelle dei giganti americane, quelle dei broadcaster europei sono nazionali, non europee. Parliamo a un potenziale di 200 milioni di persone, che è già una bella cosa. E poi perché noi vogliamo rappresentare qualcosa di diverso, creare un nuovo standard, mi permetto di dire premium da portare agli utenti e ai nostri investitori pubblicitari dandogli non ciò che danno i giganti del web, dove un click o un like vengono contati come una visualizzazione pubblicitaria, ma dandogli delle informazioni diverse e certificate, quindi con quella che io usando una parola un po' vanvera, definisco un livello di cyb security verso clienti e utenti che oggi non esiste, quindi dimensione, qualità e diversità dei profili e sicurezza. Questi sono i tre punti base della sfida della nostra piattaforma.
Anche qua l'ha fatto qualcuno di europeo no. Di internazionale sì, ma una cosa diversa da quello che vogliamo fare noi. Ma non partiamo messi male, guardiamo all'Italia. Qui c'è il totale dei contatti, la copertura mensile delle grandi piattaforme, 70,6% della popolazione YouTube che è la più grande, questo dato l'avete visto, lo conoscete. La piattaforma di Mediaset tra televisione, radio, digitale e diciamolo perché ci piace e digital autofam raggiunge il 96% della copertura mensile praticamente tutta la popolazione.
Come siamo messi in Europa già oggi, sommando i risultati delle diverse piattaforme, 200 milioni potenziali, 183 milioni di contatti al mese non è un brutto punto di partenza. Se calcolate che sono 200 milioni, abbiamo registrato già più di 55 milioni di utenti, vuol dire che siamo già al 25% della popolazione. Non basta, ma non è un brutto punto di partenza.
Per fare un confronto, guardate la somma in Europa delle piattaforme più rilevanti, 146 milioni di contatti al mese. Capite di cosa stiamo parlando? Tanta forza, tanti investimenti, mai certificati, ma autocertificati. Questi sono i numeri.
I 183 sono i nostri numeri. Dove sta il trucco? Che c'è la televisione, la cara vecchia televisione in cui noi crediamo tanto, che ancora oggi rappresenta il mezzo più forte per parlare al paese e per lanciare un qualsiasi prodotto con sicurezza.
Questo è quanto. I quattro punti. Integrazione sembra non strategico, ma deve creare la base degli investimenti. Per il resto, nuova spinta editoriale, sembra scontato, credetemi, non lo è. Creazione di contenuti realmente crossmediali, ma i nostri contenuti, italiani in Italia, tedeschi in Germania, spagnoli in Spagna, portoghesi in Portogallo e via dicendo e la creazione di un'unica piattaforma digitale dove non smetteremo mai di spendere, investire e provare a crescere.
Son partito da dove siamo. Due numeri sul bilancio sono sempre utili. Come eravamo, come siamo oggi. 5 anni a confronto. 2 miliardi e 6 di ricavi oggi 6 miliardi 560 più 149.
Utile 139 milioni nel 20 301 l'anno scorso. Personale io continuo a dirlo perché ne vado orgoglioso. È chiaro che oggigiorno questa sul mercato rischia di essere una nota dolente, ma noi siamo prima di tutto editori e imprenditori, quindi faremo tutto ciò che possiamo per difenderlo, da poco meno di 5.000 a quasi 12.000 persone occupate in Europa. Direi un bel salto quantico.
Tutto questo avendo distribuito negli ultimi 5 anni 1 miliardo e 100, più di 1 miliardo e 100 a tutti gli azionisti e speso e investito i soldi necessari per far partire e nascere MFE.
Ultima cosa, è facile? Assolutamente no. Vi dico la verità, peggio di così non potevamo capitare. E le guerre e Trump e l'inflazione e l'ascolto totale che in Italia tiene addirittura dà dei segnali di ripresa, ma in Germania e in Spagna sta subendo veramente la concorrenza digitale, è tostissima.
Noi dobbiamo crederci, ci crediamo, vogliamo andare avanti con la consapevolezza di essere editori, di essere italiani, di essere europei e di provare a fare il nostro mestiere che è la televisione nel 202 modo migliore possibile. Forti perché unici, grandi perché europei. Vi ringrazio per la pazienza.